IL MESSAGGERO ABRUZZO
27 OTTOBRE 2007
 
Lo chiamavano "Sebastiano", un incrocio di pastore abruzzese maschio...
 
L'Aquila - Lo chiamavano "Sebastiano", un incrocio di pastore abruzzese maschio
di giovane età, ed era diventato la mascotte di via dei Giardini ma non ci fu
nessuna esitazione nel prenderlo con lacci e fruste e farlo morire dopo una
serie di maltrattamenti.
Un episodio increscioso che aveva fatto infuriare non solo molti cittadini che
amavano la bestia, ma anche le associazioni animaliste (Lav, Leal ed Animalisti
italiani) le quali avevano deciso di andare in fondo alla triste vicenda. Ora
per quell’episodio, accaduto nell’agosto dello scorso anno, il pm Tullia
Monteleone ha chiesto il rinvio a giudizio di Saverio Flamini (dirigente
veterinario della Asl) nonché di Claudio Ascaride e Paolo Alessandri (ausiliari
in servizio presso la stessa Asl) perché «agendo di comune accordo, in
violazione dei doveri inerenti il pubblico servizio, procedevano alla cattura
del cane randagio, utilizzando metodi e sistemi di coercizione estremamente
violenti e inadeguati per mancanza di necessità, da provocare all’animale gravi
lesioni».
Cristiana Graziani del Gruppo regionale dei Verdi, veterinario, testimone
dell’episodio, denunciante e parte offesa (la Asl Veterinaria aveva avviato
azioni legali contro di lei) ha ricordato che "Sebastiano" fu prelevato in
ottima salute dagli operatori senza mai arrivare nella struttura che lo avrebbe
dovuto accogliere. Insieme ad altri animalisti, la Graziani trovò il randagio in
una pozza di sangue all’interno della cella frigorifera del servizio Veterinario
della Asl. Richiamandosi al nuovo codice deontologico dei medici veterinari,
Cristiana Graziani ha auspicato immediati provvedimenti disciplinari previsti
per legge ed eventualmente anche il sollevamento dall’incarico ricoperto dai tre
indagati. Inoltre insieme alle altre associazioni animaliste, è stato chiesto
alle autorità competenti di chiarire eventuali responsabilità anche della
dirigenza del servizio veterinario, dipartimento di prevenzione «il cui operato
è già oggetto di una condanna. Infatti due medici veterinari (Pierluigi
Imperiale e Mauro Ponziani) sono stati condannati nel marzo di quest’anno a due
mesi di reclusione per aver soppresso senza necessità, 9 cuccioli di cane».
Infine un invito è stato rivolto al direttore generale della Asl, Roberto
Marzetti a prendere posizione sulla vicenda, come più volte annunciato.