IL TEMPO 20/08/2006

Randagismo, c?è un progetto ma è ignorato

Redatto dal dott. Ciuffetelli nel 2003 resta ancora in un cassetto. È il caso di
renderlo subito attivo

Il fenomeno di cani abbandonati che alimentano la formazione di branchi
pericolosi e che attentano alla sicurezza resta irrisolto

Il randagismo. Un problema di grandi proporzioni che, nel tempo, disegna momenti
di forte tensione per quanto la cronaca ha raccontato in questi giorni con in
primo piano la tragica fine di Sebastiano, il cane ucciso dalla cattiveria
dell?uomo. Sempre di più i cani abbandonati da padroni poco sensibili nel
periodo delle ferie, molti i maltrattamenti, molte le morti sospette. Un
problema, dunque, che va affrontato con decisione e risolto. Chi è preposto
all?igiene, alla sicurezza e al quieto vivere deve mobilitarsi, deve fare
qualcosa di concreto, ma subito, prima che il fenomeno diventi ingestibile. Ad
onor del vero c?è chi, facendo uno studio e un?analisi approfondita, ha
disegnato un progetto molto articolato e sicuramente particolarmente valido.
Esiste dal 2003 ma nessuno ancora lo ha preso in considerazione, nè Comune, nè
Asl, nè Regione. Solo l?assessore provinciale Luca Angelini lo ha condiviso
mettendosi, per quanto di sua competenza, a disposizione per dare vita a quel
progetto. Lo ha redatto il direttore del Servizio Veterinario di Igiene degli
allevamenti e delle produzioni zootecniche della Asl, dott. Massimo Ciuffetelli
con Cesidio Cocuzzi e con la collaborazione del dott.Livio Giammaria. Un
progetto che, partendo dalla emergenza sanitaria, sottolinea che la sua
risoluzione non può essere ulteriormente differita. Ma sono passati già tre anni
nel silenzio più assoluto. Si articola in alcuni punti essenziali, più
precisamente sul censimento e mappatura delle aree di frequentazione di cani e
gatti randagi e descrizione sommaria della popolazione; censimenti dei randagi
per l?esecuzione di alcuni interventi. Creare un?anagrafe, selezionare le
femmine da avviare a sterilizzazione, selezione cani pericolosi con avvio al
canile sanitario, selezione anagrafati, ricovero nel canile e ricerca dei
proprietari, controlli sanitari con prelievi a campione per la diagnosi di
patologie infettive, esecuzione di vaccinazioni e quant?altro. Nel progetto
viene indicato come muoversi, quello che occorre, la collaborazione di tutti
quegli enti che ricadono nel territorio da censire. In particolare c?è
necessità, e viene descritto, di risorse umane e risorse strumentali, ma siamo a
livello di piccoli finanziamenti che potrebbero essere elargiti con un progetto
obiettivo dalla Regione. Dunque c?è un progetto per risolvere il fenomeno del
randagismo ma nessuno lo ha preso in considerazione. Perchè? Perchè non si
affronta il problema che crea non pochi disagi? E Marzetti ne è a conoscenza?
L?assessore Mazzocca ne è a conoscenza? Il Sindaco ne è a conoscenza?
Solitamente siamo abituati a parlarci addosso, ad alzare la voce quando capita
qualcosa di irrimediabile, poi il silenzio assoluto, imbarazzante su un fenomeno
che contribuisce a disegnare il degrado, che mette a rischio l?igiene
soprattutto dei bambini, e la sicurezza di tutti quando ci si imbatte in branchi
di randagi. Il progetto c?è, è fatto con professionalità. Ora serve che chi di
dovere dia l?input giusto per partire. La città e il territorio attendono da
Marzetti e dalle altre autorità una risposta rassicurante non solo per i
cittadini, ma anche per quei cani costretti dai loro padroni al randagismo.
F.Gian.