www.lav.it 29/03/2007

Randagi uccisi: carcere per 2 veterinari

Un precedente importante ottenuto grazie alla legge 189 contro il
maltrattamento degli animali, ancora più importante perché ad essere
stati condannati come mandante ed esecutore sono stati due veterinari
pubblici di cui uno dirigente Asl, area che non rappresenta una zona
franca per la validità della normativa.
E' il commento della LAV, riconosciuta parte civile nel procedimento
grazie all'azione del proprio Coordinamento Regionale in collaborazione
con il settore Sos maltrattamenti e l'Ufficio legale, alla odierna
sentenza con la quale il Tribunale dell'Aquila ha applicato l'articolo
544 bis del Codice penale "uccisione senza necessità", due mesi di
reclusione, contro il mandante e l'esecutore dell'uccisione di nove
cuccioli di cani randagi trovati da un signore nel suo giardino
nell'ottobre 2004.
I veterinari avevano ammesso che per presunti motivi di "ordine
pubblico" avevano proceduto alla soppressione di cani di proprietà
giustificati da un articolo della legge regionale abruzzese, del tutto
superata dalla riforma del Codice penale a tutela degli animali in
vigore dall'agosto del 2004 e che andrebbe comunque cambiata.
Con questa sentenza si chiarisce che le uniche motivazioni valide
legalmente per la soppressione di cani o gatti sono, in maniera
eutanasica, la certificata incurabilità o la comprovata pericolosità.
La LAV, alla quale è stato riconosciuto dal Tribunale un simbolico danno
morale, annuncia che chiederà al Direttore Generale della Asl di
prendere i conseguenti opportuni provvedimenti oltre che di rafforzare
le iniziative di prevenzione del randagismo, mentre all'Ordine dei
Medici Veterinari chiederà la sospensione dei due iscritti dall'albo e
quindi l'impossibilità a esercitare la professione, per la chiara
violazione del Codice Deontologico della professione secondo il quale
l'iscritto deve operare "alla promozione del rispetto degli animali ed
al loro benessere in quanto esseri senzienti". Principio-base che i due
veterinari aquilani hanno non solo ignorato ma calpestato.