LIBERO
30 MARZO 2007
 
Soppressero 9 cuccioli senza necessità. Condannati due veterinari Asl
 
MISKA RUGGERI
 
ROIO (AQ) - A Roio, nelle campagne attorno all'Aquila, nell'ottobre 2004, viene
alla luce una dolce cucciolata. Nove batuffoli di pelo, di madre rimasta ignota,
che trovano rifugio all'interno di un terreno privato e recintato. Subito alcuni
animalisti, accortisi della loro presenza, iniziano a portare del cibo
attraverso la rete. Ma il proprietario del terreno, non sapendo che farsene e
per non avere guai (la recinzione presenta qualche buco e i cuccioli potrebbero
uscire e finire sotto una macchina), chiama il servizio veterinario dell'Asl.
Che arriva, li prende e li carica su un furgoncino. Tempo qualche ora e chi fino
a quel momento se ne era preso cura, non trovandoli, chiede spiegazioni sulla
loro sorte. Ma non riesce nemmeno a raggiungere il furgone che i nove cuccioli
sono già morti. Infilati dentro sacchi di plastica nera. Urla, malori,
telefonate alla polizia, denunce. E finalmente, ieri, giustizia. Visto che, con
una sentenza storica, sulla base di una norma dell'agosto 2004 che considera
punibile chi uccida degli animali se non strettamente necessario (per esempio
per malattia o comportamento aggressivo) o con crudeltà, sono stati condannati
dal Tribunale dell'Aquila a 2 mesi di reclusione (oltre al pagamento delle spese
legali e a 500 euro di risarcimento alla Lav e alla Lega del Cane costituitesi
parte civile) Pierluigi Imperiale, responsabile dell'Ufficio veterinario della
locale Asl, e Mauro Ponziani, il medico che ha materialmente soppresso i 9
cagnolini. I due veterinari si sono difesi con un'interpretazione particolare di
una peraltro superata legge regionale abruzzese del 1999, sostenendo che, in
mancanza di canili disponibili, con l'ok del proprietario, in caso di animali
padronali e non randagi, questi si potevano eliminare senza problemi. E così,
spiega l'avvocato Paolo Di Napoli, che ha rappresentato la Lav nel processo,
circa 80-100 cani di varie razze ogni anno, a partire dal 1991, sono stati
tranquillamente fatti fuori dalla Asl aquilana, come del resto ammesso anche dal
responsabile Asl in tribunale. Ma, anche in caso di ipotetico permesso del
padrone, il reato rimane. Senza contare poi le modalità della soppressione.
Effettuata con il tanax, un farmaco molto potente e irritante che se iniettato
male, cioè non nel cavo delle vene o del cuore, produce atroci sofferenze.
Sarebbe stato quindi opportuno, sottolinea Di Napoli, usare prima, e comunque
sempre nei soli casi contemplati dalla legge, dell'anestetico, ma questo qui
all'Aquila non risulta che sia accaduto. E si può immaginare che tipo di morte
trovavano i poveri cani». Con la sentenza emessa ieri dal giudice monocratico
Giuseppe Romano Gargarella, comunque, si chiarisce che le uniche motivazioni
valide per la soppressione di cani e gatti sono la certificata incurabilità o la
comprovata pericolosità e che non esistono zone franche per la validità della
normativa. Ora la Lav chiederà al direttore generale della Asl di prendere gli
opportuni provvedimenti e di rafforzare le iniziative di prevenzione del
randagismo; mentre all'Ordine dei medici veterinari chiederà la sospensione dei
due iscritti all'albo, con conseguente impossibilità a esercitare la
professione, per la chiara violazione del Codice deontologico.