Le sorelle Clotilde e Clementina
Le sorelle Clotilde e Clementina Baratieri abitavano in piazza Castello e lì
cominciarono ad accogliere cani randagi. Quando l'appartamento divenne
piccolo, perché la famiglia canina aumentava, ospitarono i loro fedeli amici
in altri alloggi vuoti e in una cascina vicino a Cremona. Affittarono anche
una fabbrica dismessa a Quarto Oggiaro. Alla morte di Clementina, Clotilde
continua la sua "missione". Non ha problemi economici, è ricchissima e
qualcosa deve avergli fatto prediligere la compagnia delle bestiole.
La spiegazione è nel testamento. Dopo aver scritto a chiare lettere che
lascia i suoi averi per costruire un canile che ospiti i suoi cani, più di
100, e quelli senza padrone, aggiunge con una certa amarezza e un pizzico di
rivalsa: «La società ha escluso che io, non sposata, potessi adottare una
creatura umana; questa società io escludo dalla mia eredità». Così i suoi
amici sono diventati ricchi senza però saperlo, perché sono sempre in attesa
del canile di lusso.
Da Quarto Oggiaro, dove erano accuditi da personale della contessa, sono
stati trasferiti dall'Enpa in un canile vicino a Biella. Ci sono state anche
polemiche su questa scelta e l'associazione Amica, presieduta da Anna
Tibiletti, che conosceva bene la Baratieri, si è battuta perché le sue
volontà fossero rispettate. «Mi occupo concretamente da due anni dei suoi
cani, il lavoro è davvero tanto. Mi auguro che tutto questo venga
riconosciuto». Intanto i "poveri ricchi" sono accuditi nel miglior modo
possibile e aspettano che qualcuno li adotti. Si sa, un padrone è sempre
preferibile a un rifugio, anche se a cinque stelle.
A.O.