Il Messaggero 

Giovedì 7 Settembre 2006

     Nel frattempo prosegue l'inchiesta della Procura. Ascoltati alcuni
testimoni, tra cui il fotografo autore delle foto pubblicate ieri
     Ecco tutti gli orrori del canile di Bagnaia

     Le foto di cani morti o addirittura sgozzati, abbandonati nell'
indifferenza più totale

     di ANNABELLA MORELLI

      Cani sgozzati, carogne surgelate, cuccioli lasciati morire di
dissenteria al rifugio Enpa di Novepani: ma davvero l'Enpa è ancora l'ente
per la protezione degli animali? E' un dubbio lecito ma veramente sgradevole
che si spera di veder fugato dall'inchiesta condotta dalla Procura di
Viterbo e coordinata dal pm Franco Pacifici, per poter continuare a credere
in una onlus che per decenni ha rappresentato la coscienza della società
civile, la sua parte migliore, quella che si prendeva cura degli animali
indifesi impegnandosi su un fronte vasto e spesso insidioso.
      Le indagini, avviate su denuncia di privati, proseguono intense e in
Procura sono stati anche sentiti sia il fotografo che lunedì 4 settembre
riprese i cani ricoverati al rifugio mentre divoravano una carogna in
putrefazione, sia Antonella Bruni, delegato del Comune al benessere degli
animali, come persona informata dei fatti, anche perché fu una delle
partecipanti alla prima ispezione organizzata con la polizia locale, la
guardia forestale e la polizia ecozoofila.
      E intanto vengono alla luce storie che parlano di animali vilipesi,
mantenuti a volte in condizioni di sofferenza o, comunque, di vita ben poco
decente.
      Come, per esempio, Pellerossa, una cagna ricoverata al rifugio da 8-9
anni e malata di tumore alla mammella. Viene lasciata morire con le sue
escrescenze sanguinolente esposte a pessime condizioni igieniche; non si
prova nemmeno ad operarla (se non ne ha gli strumenti adatti il direttore
sanitario incaricato dalla Asl a seguire il canile, dottor Giuseppe Clò,
esistono anche i veterinari privati con i quali si potrebbe stipulare una
convenzione proprio per ovviare a certe situazioni). Così Pellerossa è
destinata a morire tra atroci dolori finchè il cancro non l'avrà consumata.
      Oppure c'è il caso dei cuccioli morti di gastroenterite, una patologia
che al rifugio esiste da sempre in maniera endemica ma che si potrebbe
evitare nei suoi aspetti più virulenti e mortali mettendo i piccoli
accalappiati in quarantena in un canile sanitario o, in sua assenza, in un
luogo comunque appartato.
      Ma quello che dà l'impressione di assistere al lento srotolarsi di un
film dell'orrore è il ritrovamento (da parte dei due agenti che hanno
effettuato l'ispezione l'altro ieri a Novepani) di due meticci sbranati, con
vistose ferite e lacerazioni al collo, conservati nel surgelatore ormai da
alcuni giorni, come testimoniano le foto scattate a fine agosto.
      Una vicenda, questa del rifugio Enpa, che si sta rivelando sempre più
dura da sopportare per gli animalisti convinti. L'augurio di chi ama i cani
è che da questa storia gli uomini escano in maniera dignitosa e, che gli
animali possano vivere meglio.