Comunicato stampa LAV 21 febbraio 2006
CANI PIT BULL ALLOGGIATI NEL CANILE "TOMERELLO" DI CAMPI BISENZIO (FIRENZE):
LA LAV E' L'UNICA LEGITTIMA AFFIDATARIA E NE ESIGE LA RESTITUZIONE.
In relazione alla spiacevolissima quanto incredibile querelle che ha per
oggetto i 14 cani pit bull trasferiti dall'ex zoo di Napoli al canile
"Tomerello" di Campi Bisenzio (Firenze), e in seguito a notizie inesatte se
non diffamatorie apparse su alcuni organi d'informazione e su internet, la
LAV precisa quanto segue:
la Sede nazionale della LAV (con sede a Roma) è l'unico soggetto legittimo
affidatario dei 14 cani pit bull provenienti dal fallito (2003) Zoo di
Napoli, per nomina del Curatore fallimentare dell'ex Zoo.
Nell'impossibilità immediata di custodire i cani presso una struttura che
potesse garantire loro un'adeguata cura e rieducazione, la LAV si è
temporaneamente rivolta al dott. Alberto Alberti, presidente dell'Unione
Amici del Cane e del Gatto, il quale ha manifestato la disponibilità ad
accoglierli presso il canile "Tomerello" di Campi Bisenzio (Firenze). Nei
verbali di consegna dei 14 cani (gennaio 2004) al dott. Alberti, gli animali
sono identificati dai codici microchip ed è specificato chiaramente che <>.
Per la cura e gestione dei cani nel canile Tomerello, la LAV ha fatto
affidamento all'ausilio dei volontari LAV e, fin dal momento del
trasferimento dei cani da Napoli al canile Tomerello, ovvero dal dicembre
2004 e fino al giugno 2005, quando la LAV ha legittimamente chiesto la
restituzione dei cani, la Sede nazionale LAV ha regolarmente provvedu to alla
copertura delle spese (poco più di 10 mila euro, tutti documentabili) per le
cure e l'assistenza dei pit bull: affermazioni diverse sono assolutamente
false. Ai volontari la LAV ha chiesto loro aggiornamenti sullo stato dei
cani, convocandoli anche a Roma (presenti diversi testimoni), e alcuni
responsabili nazionali si sono recati sul posto a verificare di persona le
condizioni dei pit bull e della struttura che fungeva da sistemazione
temporanea.
Alcuni mesi dopo, a causa di problemi legati alla gestione della struttura
da parte del sig. Alberti, la LAV ha accelerato i tempi per trasferire i
cani in un'altra struttura. Ma al momento della richiesta di restituzione,
assolutamente legittima da un punto di vista legale ma soprattutto opportuna
per il futuro dei cani, la LAV ha trovato una ferma opposizione. L'azione
legale che ne è nata, ha portato la Procura della Repubblica di Firenze a
ordinare la restituzione dei cani alla Sede nazionale della LAV,
restituzione che il 10 febbraio scorso è stata gravemente impedita
nonostante la presenza delle forze dell'ordine.
L'Associazione Amici del Cane e del Gatto ha pubblicato a fine giugno 2005,
sull'omonimo sito (www.unioneamicidelcaneedelgatto.it), alla voce "Annunci
importanti-appello urgente adozione cane", un'inserzione con la quale chiede
l'adozione da parte di una famiglia di un pit bull proveniente dallo Zoo di
Napoli, iniziativa del tutto arbitraria non essendo né il dott. Alberti né
l'Associazione Amici del Cane e del Gatto, né proprietari né affidatari
esclusivi dei cani in questione e rifiutandone senza motivo la restituzione
alla LAV.
Il dott. Alberti e chiunque altro coinvolto in questi fatti, dovrà
rispondere dell'eventuale assenza dal canile e/o della eventuale diversa
collocazione dei pit bull dei quali la LAV ha legittimante richiesto la
restituzione, nonché degli eventuali disagi subiti dai cani a causa della
ritardata restituzione.
Per ragioni e fatti di cui la LAV non era a conoscenza, nell'ambito di un
procedimento penale, il canile "Tomerello" era stato posto sotto sequestro e
il Dott. Alberti nominato custode giudiziario del canile. Il Giudice ha
disposto il dissequestro del canile del quale è stata formalmente incaricata
l'A.S.L. n. 10 di Firenze, ma ad un anno dalla sentenza, il canile
"Tomerello", nonostante i tentativi della ASL di eseguire il dissequestro
siano stati molteplici, è rimasto "inespugnabile": non è stato possibile né
verificare la condizione della struttura né visionare e censire i cani.
Il Dott. Alberti ha più volte inspiegabilmente negato l'ingresso nel canile
ai funzionari della ASL incaricati di effettuare le operazioni prodromiche
al dissequestro; più volte convocato presso gli uffici della ASL, il dott.
Alberti non si è presentato e non ha addotto alcun giustificato motivo. Il
continuo rifiuto a collaborare ha addirittura indotto i funzionari a
denunciare il fatto alla Procura della Repubblica. Dopo tanti rifiuti il
dott. Alberti ha "concesso" alla ASL di effettuare un primo sopralluogo, nel
corso del quale sono risultati presenti nel canile 83 cani. L'attività del
dissequestro, tuttavia, si è arrestata a questo punto e non ha più avuto
seguito: il custode giudiziario, infatti, non ha ottemperato agli impegni
assunti in tale sede, e in particolare ha omesso di trasmettere la
documentazione anagrafica dei cani e di assicurare libertà di accesso al
canile agli incaricati.
Alla fine del mese di giugno 2005, i funzionari della ASL (così come la
Polizia Municipale del Comune di Campi Bisenzio) tentavano un nuovo
sopralluogo presso il canile: l'area di ricovero dei pit bull (oscurata da
una copertura che ne rendeva impossibile qualsivoglia rilievo ispettivo),
tuttavia, risultava chiusa con un lucchetto di cui non sono state trovate le
chiavi.
Tali inauditi fatti hanno costretto i funzionari della ASL a rivolgersi
ancora una volta alla Procura della Repubblica, segnalando l'assoluta
impossibilità di procedere al dissequestro della struttura.
A ulteriore riprova dell'impossibilità per la Sede nazionale della LAV di
continuare ad affidare i pit bull al dott. Alberti, vi è anche la notizia
pubblicata da un articolo del quotidiano La Nazione (28 giugno 2005): "il
dott. Alberti, presidente dell'Unione Amici del cane e del gatto di Firenze,
insieme ad altre due persone, è stato condannato (.) per l'appropriazione
indebita di 63 cani".
Inoltre, contestualmente all'azione legale, la LAV ha assunto provvedimenti
disciplinari di espulsione dall'Associazione di alcuni soci direttamente e
in prima persona coinvolti in questi gravi episodi.
Sulla base di quanto sopra esposto, la Sede nazionale LAV smentisce
categoricamente la seguente calunniosa affermazione presen te in un
comunicato stampa dell'11 febbraio 2006 a firma del dott. Alberti: "per
quanto riguarda i Pitbull della LAV, nel rimarcare che in due anni di cure
abbiamo ricevuto un piccolissimo contributo solo negli ultimi quattro mesi,
è a disposizione di chi lo voglia, un video girato all'interno del canile a
Roma dove la LAV "rieduca" i cani", inoltre in due anni i cani sono stati
visti e curati da decine di volontari. La LAV di Roma non ha mai chiesto
notizie in merito alla loro salute. "
In riferimento ai contributi per le cure dei cani e alle notizie sulla loro
salute, la LAV ha già risposto al terzo periodo.
Il video citato dal dott. Alberti si riferisce presumibilmente a un filmato
realizzato da una Laureanda in Medicina Veterinaria per la stesura della sua
tesi di laurea, non documenta la rieducazione di cani ex-combattenti
affidati alla LAV - impegno portato avanti dalla LAV da molti anni, fin
dalla seconda metà degli anni '90, con pie no e comprovato successo su circa
80 cani - ma è stato realizzato su precisa richiesta, da parte della
Laureanda e/o del suo Correlatore, di esecuzione di alcune azioni. Le
informazioni così raccolte sono servite alla stesura della Tesi di Laurea
(discussa nell'anno accademico 2003/2004), nella quale si ringrazia, con
parole inequivocabili e molto esplicite, la LAV per il lavoro di difesa
degli animali e coloro che con "professionalità" sono riusciti a instaurare
un "rapporto eccezionale" con il cane. Tale video, presumibilmente
sottoposto a un montaggio di diverse sequenze, stranamente è stato portato
all'attenzione del Consiglio Direttivo nazionale LAV solo nel giugno 2005,
quando la LAV ha chiesto la restituzione dei cani, e molti mesi dopo la
discussione della tesi di laurea nella quale si ringrazia la LAV e i suoi
collaboratori per il loro operato.
Alla luce di tali fatti, il comportamento tenuto dal dott. Alberti e da
eventuali a ltre persone che impediscono la restituzione dei cani alla LAV,
ha assunto le caratteristiche di un'appropriazione indebita: di questo e
degli eventuali effetti negativi sui cani dovranno rispondere i responsabili
di questo comportamento.
Roma, 21 febbraio 2006
Ufficio Stampa LAV tel. 06.4461325 - email: lav@infolav.org
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