Corriere della Sera 08/05/2003

«Trenta cuccioli venduti, tutti morti»
Denunce e controlli in un negozio di animali di Milano.
«Importati dall' Est senza cure» 
Il proprietario offriva in cambio un cane gratis. I veterinari: condizioni gravi

MILANO - Trenta cuccioli di razza morti in pochi mesi. Tutti venduti da uno dei
negozi per animali più noti di Milano, a duecento metri dal Duomo. Prezzo: da
750 a 900 euro. E a quanti protestavano e chiedevano spiegazioni, il
proprietario del negozio offriva un altro cane. Stessa razza, stessa età.
Gratis. Quasi in garanzia. Ma non è bastato per bloccare l' ira di chi aveva
perso un cucciolo: sono state presentate una trentina di denunce alla Compagnia
pronto impiego della Guardia di Finanza di Milano. Simona Mosconi oltre che una
cliente - il suo cucciolo Gulli, un terrier di due mesi, le era spirato tra le
braccia - è anche avvocato.
Ed ha raccolto un dossier con le dichiarazioni di tutte le persone che avevano
subìto la perdita del cagnolino appena acquistato, nonostante cure costose e
continue. Dossier inviato alla magistratura e che ha fatto scattare un'
inchiesta. Le autopsie sugli animali hanno confermato che le cause dei decessi
erano da attribuirsi a malattie virali (cimurro, parvovirosi, gastroenterite e
polmonite atipica). In tre casi inoltre venivano accertati sintomi di rogna.
Dagli accertamenti è anche emerso
che tutti gli animali venduti dal negozio provenivano da un grosso allevamento
in provincia di Reggio Emilia. E ieri in contemporanea gli uomini della Finanza
si sono presentati sia nella «boutique» di Milano che nell' allevamento. Nel
capoluogo lombardo, assieme ai militari, due veterinari hanno controllato i cani
esposti in vetrina: alcuni di loro non si presentavano in buono stato e sono
stati fatti dei prelievi per accertare le loro condizioni. Due le ipotesi di
reato: maltrattamento di animali e truffa. Sembra che nel negozio vi fosse anche
un numero di cuccioli superiore ai «carichi» previsti.
A Reggio Emilia invece il controllo si è protratto sino a tarda sera. Allarmate
le prime dichiarazioni dei due veterinari, Paolo Zucchi e Maria Grazia
Tagliaferri, incaricati di esaminare anche le condizioni dei cagnolini: «Le
fattrici sono sistemate in scatoloni di plastica all' interno di locali con
finestre chiuse senza un minimo ricambio d' aria. Il caldo è opprimente e non
esistono canaline di scolo dei liquami. Abbiamo fatto prelievi per analisi su 15
cuccioli deperiti, debilitati e disidratati con varie patologie cutanee». Le
verifiche sulla provenienza degli esemplari malati hanno accertato che in gran
parte erano stati importati dai paesi dell' Est, dove il prezzo varia da un
minimo di 20 a un massimo di 80 euro, e poi venduti al negozio di Milano.
Significativa la testimonianza del veterinario Mauro Cervia: «Negli ultimi mesi
ho visitato una decina di cani affetti da malattie virali, come il cimurro o la
gastroenterite, che erano stati acquistati presso quel negozio. Solo uno si è
salvato, un cucciolotto di bulldog di tre mesi. E' penoso vedere un cucciolo che
ha le crisi epilettiche causate dal cimurro. E pensare che sarebbe bastata una
profilassi seria per salvarlo».
I CUCCIOLI Trenta cuccioli di razza sono morti in pochi mesi. Erano stati tutti
venduti da un negozio per animali del centro di Milano. Il prezzo variava da 750
a 900 euro. Ai proprietari che tornavano indietro dopo il decesso degli animali,
il proprietario del negozio offriva un altro cane della stessa razza ed età,
gratis 
LE DENUNCE Una cliente, alla quale è morto il cucciolo terrier di due mesi, è
anche avvocato: così ha raccolto un documentato dossier, inviato alla
magistratura, che ha fatto scattare l' inchiesta. Sono state presentate una
trentina di denunce
LE AUTOPSIE
Gli esami sui cani morti hanno dimostrato che le cause dei decessi erano da
attribuire a malattie virali. Gli animali arrivavano da un grosso allevamento di
Reggio Emilia che importa molti cani dall'Est 
LA LEGGE Il decreto legislativo del ' 96 numero 633, sugli animali introdotti
dall' Est, stabilisce per i cani con meno di tre mesi che vengano «sottoposti a
visita veterinaria il giorno della partenza. Non devono presentare
sintomatologie riferibili a malattie infettive». Per quelli con più di tre mesi
serve certificato sanitario e vaccino contro rabbia e cimurro.
Emilio Nessi