Estense (www.estense.com) 07/02/2008

Sotto sequestro negozio che importava animali troppo giovani
L’orrore della 'tratta' dei cuccioli

Certe volte la bestia non è l’animale. Una conferma ulteriore viene dalla
vicenda di “Animalandia”, il negozio di Mirabello che è stato posto sotto
sequestro dalla Polizia Provinciale per una serie di irregolarità compiute dai
gestori ai danni dei propri clienti e degli animali venduti o tenuti in custodia
all’interno dell’esercizio. Cuccioli di cani e gatti strappati prematuramente
dalla madre che venivano importati dai paesi dell’Est con passaporto falso per
mascherarne l’età, troppo bassa e comunque inferiore a quella necessaria per le
vaccinazioni.


Vaccinazioni che venivano compiute ugualmente con la compiacenza di un
veterinario di fiducia, così da comportare per le povere bestiole l’effetto
contrario, cioè la distruzione degli anticorpi naturali e la contrazione di
malattie. Cimurro, parvovirosi e rabbia sono solo alcune delle patologie
riscontrate sugli animali venduti da Animalandia a 31 clienti e sui cuccioli,
circa 26, custoditi all’interno dell’esercizio.


Nell’80% dei casi, cani e gatti avevano problemi sanitari di vario tipo e 15
sono deceduti a causa dei problemi di salute contratti. L’indagine della Polizia
Provinciale era iniziata nel settembre del 2006 su delega del Pm Barbara
Cavallo. A febbraio e marzo dello scorso anno, nel corso delle ispezioni
all’interno di Animalandia, la situazione era emersa nella sua gravità: 13
cuccioli su 26 con età inferiore a quella riportata sul passaporto e i restanti
14 con documenti sanitari non conformi. Quattro sono deceduti.


Grazie alla documentazione posta sotto sequestro, sono stati sentiti anche i
clienti dell’esercizio che avevano già acquistato un cucciolo: quasi tutte le
bestiole avevano avuto problemi e 10 erano morte. Tutto questo era più che
sufficiente per mettere i sigilli al negozio – eseguendo il provvedimento di
sequestro emanato dal gip Rocco Criscuolo - e indagare i quattro titolari e il
loro medico veterinario, che ora dovranno rispondere di una serie di reati, fra
cui quelli di associazione a delinquere, frode in commercio, distruzione di atti
veri e falsità in atti.

“L’operazione ha preso il nome di “Trasparenza” – ha spiegato il comandante
Claudio Castagnoli – dall’esigenza di garantire e tutelare l’obbligo di adottare
comportamenti leali e scrupolosi nell’esercizio di un’attività commerciale, cui
sono tenuti tutti coloro che decidono di intraprenderne una. Una “trasparenza”
ancora maggiore cui deve farsi carico chiunque venda o certifichi la salubrità
di un bene che dispensa affetto ed amore come un cucciolo di cane”.


Soddisfazione ha espresso il presidente della Provincia, Pier Giorgio
Dall’Acqua, «per un’operazione – ha dichiarato - che ha visto la piena
collaborazione della Polizia provinciale con la Procura della Repubblica, per
porre fine ad un’attività illecita e pericolosa, sia per gli animali che per le
persone che li acquistavano. Un’iniziativa – ha proseguito – che ha visto il
nostro corpo di polizia efficacemente impegnato in un’attività importante di
controllo e presidio del territorio, per tutelare i livelli di sicurezza dei
cittadini non solo ferraresi».