Il Cittadino, quotidiano del lodigiano 11/10/2008
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«Nessun canile lager, solo un equivoco»

Nei giorni scorsi la struttura di cascina Santa Brera era finita sotto
accusa per maltrattamenti e traffico di animali. Un centro pulito e
attrezzato: così il titolare smonta le polemiche.

Giuseppe Baroni apre le porte del suo canile, alla cascina Santa Brera,
finito nell'occhio del ciclone nei giorni scorsi per un'indagine dei Nas
e per un servizio della trasmissione televisiva "Le Iene". Mostra con
orgoglio gabbie pulite e cuccioli sani, persino gli spazi riservati alle
associazioni animaliste, ben tre quelle ospitate nei suoi spazi. «È
stato tutto un equivoco - sbotta - non c'è stata nessuna denuncia e
nessun sequestro di animali. Io i cani non li vendo nemmeno: ho
affittato un capannone a una società esterna, che li acquista in Italia
e all'esterno e poi li rivende. I Nas erano già venuti in passato,
mentre l'Asl effettua controlli periodici sugli animali, e tutto è
sempre risultato in regola». Altro che traffico clandestino di animali
e maltrattamenti. Il titolare del centro cinofilo, 49 anni e una vita
dedicata ai cani, ribatte a tutte le accuse colpo su colpo. «Non ho mai
trasportato 138 cuccioli su un Mercedes Vito, sarebbe impossibile. Il
furgone era idoneo al numero di animali. Questi sono stati sottoposti a
"vincolo sanitario", e non a sequestro, come prevede la prassi per le
importazioni dall'estero, per verificare se fossero stati sottoposti
alle vaccinazioni contro la rabbia e altre malattie. Io ne ero il
custode». Qui, alle porte di San Giuliano, di animali ne vivono circa
200, soprattutto cani ma anche qualche gatto. Un centinaio sono quelli
che vengono venduti ogni settimana, cuccioli di tutte le razze (da boxer
ai terrier, dai chihuahua ai terranova) che vengono tenuti in un
capannone sterilizzato e disinfettato fra un "carico" e l'altro. Gli
altri sono soprattutto cani che le associazioni animaliste (Dog Angels,
Laika e Balto e Tom e Jerry quelle principali) sottraggono al randagismo
o portano qui dagli altri canili. Sono chiusi in gabbie coibentate
(fresche in estate e calde d'inverno) di 8 o 12 metri quadrati suddivisi
in zona giorno e zona notte; due volte al giorno mangiano, vengono
puliti e vengono portati a "sgambettare" in spazi aperti. «I responsabili
delle associazioni hanno le chiavi e possono entrare quando vogliono -
aggiunge Giuseppe Baroni: se avessero notato qualcosa di anomalo o
qualche caso di maltrattamento, sarebbero stati i primi a segnalarlo».
Accanto a lui c'è Patrizia Brambilla, nel consiglio direttivo di Dog
Angels, che annuisce con la testa e conferma tutto. «Noi ovviamente
siamo contrari alla vendita dei cani - precisa - perché non li
consideriamo della merce. Ma è consentito dalla legge e non è un reato.
Per il resto, qui è tutto a posto». Davide Cagnola