Il Resto del Carlino 07/02/2007

OPERAZIONE 'TRASPARENZA'
Vendita di cani e gatti ammalati: sequestrato un negozio, 5 indagati

Si tratta dei quattro titolari di un esercizio commerciale e del loro
veterinario di "fiducia". I capi d'imputazione contestati sono trentotto, tra
cui l'associazione a delinquere, la frode in commercio e la falsità in atti

Ferrara, 7 febbraio 2008 - Cuccioli di cane e gatto vaccinati troppo presto e
importati dai paesi dell'Est con documenti falsificati, venduti agli ignari
proprietari quando il loro destino era ormai segnato dalla malattia o dalla
morte. Secondo le accuse ci sarebbe stato un "vero e proprio programma
delittuoso" dietro le attività di un negozio in provincia di Ferrara, come
svelano le indagini condotte nell'ambito dell'operazione 'Trasparenza' condotta
dal pm della procura di Ferrara Barbara Cavallo insieme alla Polizia provinciale
e alla Sanità pubblica dell'Asl.

L'operazione, iniziata a settembre 2006 su segnalazione di un veterinario
privato, della Usl e dell'Anagrafe canina, ha portato al sequestro
dell'esercizio commerciale e di 17 cuccioli, tutti malati e affidati alle cure
della Asl: 5 di loro sono morti a causa delle malattie contratte.

Indagati i 4 titolari del negozio, tutti di Mirabello, (un uomo di 30 anni, M.F.
e tre donne, la trentenne E.P., la quarantenne M.Z. e la cinquantenne V.C.) e il
loro veterinario "di fiducia", il sessantenne ferrarese V.M.: i capi
d'imputazione contestati sono 38, tra cui l'associazione a delinquere, la frode
in commercio e la falsità in atti.

Gli animali, cani e gatti di razza, provenivano dalla Polonia e da Pesc in
Ungheria, compiendo in quest'ultimo caso un viaggio di 715 chilometri per
giungere fino a Mirabello, e di lì erano venduti a prezzi concorrenziali in
tutta l'Emilia-Romagna, la Lombardia e il Veneto e persino fuori dai confini
nazionali. Secondo la ricostruzione degli inquirenti i passaporti venivano
falsificati alzando l'età dei cuccioli, in barba alla norma internazionale che
prevede i 3 mesi e 21 giorni come età minima per l'importazione. E in barba alle
norme sanitarie, gli animali venivano vaccinati prima di compiere i tre mesi,
con il rischio (come ha accertato una delle due perizie predisposte dagli
inquirenti) che il vaccino privasse di fatto l'animale della protezione contro
le malattie.

Una seconda perizia, difatti, ha appurato che tutti i cuccioli sequestrati (16
dal negozio, di cui 12 cani e 4 gatti, più un altro animale da un privato),
oltre ad essere stati vaccinati troppo presto, presentavano, come spiega
Cavallo, "una pluralità di patologie": si va dal cimurro alla rabbia (su 3
animali) alla micidiale parvovirosi a diversi tipi di parassitosi. Altri 10
animali, su 31 cuccioli acquistati da proprietari sentiti nel corso delle
indagini, sono morti per problemi sanitari. Il tutto, naturalmente, con il
rischio di reintrodurre in Italia malattie non più diffuse (come la rabbia) e
della trasmissione di parassiti all'uomo, come è capitato a una famiglia che ha
contratto un fungo dal gatto appena acquistato.

Ma non finisce qua, perché una clausola nel contratto d'acquisto legava la
garanzia sull'animale all'obbligo di rivolgersi al veterinario "di fiducia" del
negozio, da cui il proprietario si sentiva accusare d'aver provocato la malattia
dell'animale con la propria incuria, o peggio riceveva una diagnosi falsa (ad
esempio con una parvovirosi classificata come parassitosi). Nel negozio sono
stati rinvenuti anche medicinali scaduti (e adatti, tra l'altro a bovini e
equini) utilizzati probabilmente per mascherare i sintomi dell'animale in vista
della futura vendita.