IL SECOLO XIX 02/10/2008 Cani a rischio, a Genova quelli dell'Est 02 ottobre 2008 Emanuele Capone Marco Fagandini «Gli importatori che fanno entrare in Italia cuccioli di cane senza documenti e microchip dall'Ungheria sono per la maggior parte a Torino. Mentre a Genova si trovano alcuni rivenditori che da questi si riforniscono. Ed è da almeno vent'anni che questa prassi esiste: perché consente purtroppo un risparmio del 50 per cento». A dare l'allarme è Santo Sanfilippo, titolare dell'omonimo allevamento di Apparizione, sulla scia del servizio andato in onda due sere fa all'interno della trasmissione televisiva "Le Iene" di Italia 1. Nel quale veniva denunciato il traffico illecito di cani dall'Ungheria all'Italia, con base appunto nei capoluoghi di Liguria e Piemonte. Animali trasportati in condizioni terribili, senza vaccinazioni né controlli sanitari adeguati: quindi spesso malati e destinati a una vita molto breve. Santo Sanfilippo è, come altri a Genova, un allevatore che acquista cani importati dall'estero. E non si tira indietro quando gli si chiede un chiarimento sul cucciolo di chihuahua comperato da lui, tre settimane fa da una ventiduenne genovese (che ha chiesto l'anonimato): «L'ho acquistato per 900 euro e sembrava stare bene - spiega la giovane - poi ha iniziato a sentirsi male. E dopo 10 giorni è morto». Immediata la risposta di Sanfilippo, che anzi ribatte: «Visti i sintomi, potrebbe essere rimasto vittima di un'infezione virale - spiega l'allevatore - fa parte di quell'un per cento di casi possibili. Ma il mio importatore è di Parma e mi affido a lui da una ventina d'anni. So come lavora: i suoi autisti portano gli animali dall'Ungheria all'Italia in 10 ore, fermandosi almeno ogni tre. Le condizioni del trasporto sono ottime. Altrimenti non mi rivolgerei a loro». Eppure non tutti coloro che importano lavorano con la stessa attenzione: «Esistono trasportatori che incollano il microchip del Paese d'origine sotto l'ascella del cane - spiegano dal negozio Hot Dog di via Cantore, a Sampierdarena - Poi, una volta oltrepassata la frontiera, lo strappano e ne inseriscono uno italiano. In maniera tale da far figurare quel cucciolo come tale e venderlo a un prezzo maggiorato». Come riconoscere importatori regolari e non? «Da dieci anni noi commerciamo cani dell'Est che giungono in Italia con documenti e vaccinazioni in ordine - proseguono da Hot Dog - Con il microchip vero sotto la pelle. Quando viene alla luce il traffico illecito siamo noi i primi a essere contenti. Non bisogna generalizzare. Certo, se leggiamo l'annuncio di chi prometto il recapito a domicilio del cane richiesto, dobbiamo diffidare. Come di coloro che propongono prezzi stracciati». Il primo richiamo a una maggiore severità arriva da Rosanna Zanardi, presidentessa provinciale dell'Enpa (Ente nazionale protezione animali): «Serve un censimento degli allevatori - spiega - Perché ne conosceremo davvero un dieci per cento, rispetto al totale. I controlli dovrebbero essere affidati alla Guardia di Finanza, che ha gli strumenti per eseguirli con efficacia. Altrimenti importare illegalmente un cucciolo dall'Ungheria, magari nascosto in auto, resterà una cosa semplice. E in quei Paesi non è detto che le vaccinazioni e i controlli veterinari siano effettuati correttamente». C'è poi chi si tiene lontano da ogni equivoco, commerciando solo cani "autoctoni": «Faccio al massimo due cucciolate all'anno, con i miei cani - spiega Ettore Maggiolo, 74 anni, allevatore di Bargagli - Ho iniziato questo mestiere 60 anni fa. E da molto sento parlare di questi traffici. Bisogna diffidare di chi offre un animale per 100 o 150 euro. Un motivo, dietro, c'è sempre».