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LA STAMPA (LA ZAMPA) 15/02/2009
Decalogo per combattere la tratta dei cuccioli dall'est
La provincia di Milano ha stilato dieci regole per non alimentare il commercio
illegale dei piccoli animali
MILANO
Un recente blitz del Corpo Forestale e dei Carabinieri al canile di Santa Brera
di San Giuliano Milanese, comune alle porte di Milano, ripropone il tema dei
cuccioli che arrivano dall’Est europeo. Un flusso che spesso elude le regole e
che tiene in scarso conto la salute degli animali. L’Ufficio Diritti Animali
della Provincia di Milano ha stilato un decalogo per evitare di essere "gabbati"
e, soprattutto, di essere complici di questa triste speculazione. Poche e
semplici regole che possono rivelarsi molto utili.
1) Non acquistare animali a mercati, mercatini o fiere itineranti;
2) non comprare cagnolini o micetti di età inferiore ai tre mesi;
3) non comprare cuccioli nei negozi, è meglio rivolgersi a un allevatore serio,
riconosciuto dall’Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana);
4) insospettirsi se il prezzo del cucciolo di cane è inferiore ai 250 euro;
5) esigere immediatamente il documento di acquisto;
6) non farsi allettare da un attestato internazionale;
7) richiedere la documentazione delle vaccinazioni;
8) firmare un contratto d’acquisto e leggerlo tutto con attenzione;
9) è sempre preferibile scegliere un cagnolino di canile;
10) portare comunque il nuovo arrivato subito da un veterinario, per una bella
visita.
Il mercato dei cuccioli dall'est ricostruito in un dossier
La tratta dei cuccioli è molto diffusa. La Provincia di Milano l’ha ricostruita
in un dossier. Basta andare in una piazza di mercato di Budapest o di qualche
altra città ungherese, polacca o ceca. Ci sono gli importatori italiani, che
arrivano con i furgoni, c’è il mediatore, ci sono i «produttori» locali, con la
«merce» da piazzare, che arrivano in trattore dalle campagne circostanti: si
tratta di allevatori di pecore o contadini, che sanno ben poco di allevamento di
cani, di razze, di genealogia, men che meno di diritti degli animali.
Infine c’è il veterinario ungherese (o polacco ecc.) che arriva con un tavolino,
pieno di fogli e timbri. Inizia la contrattazione. I contadini magnificano la
loro merce, il traduttore traduce, gli italiani abbassano il prezzo. Quanto? In
genere, sui 25 Euro a «pezzo». Per pezzo si intende un cucciolo di uno o due
mesi appena strappato alle cure della mamma. Verrà rivenduto in Italia a dieci
volte tanto. I documenti di espatrio, sostengono alcune associazioni animaliste
che si sono occupate della vicenda, vengono fatti al momento dal veterinario,
che spesso timbra libretti di vaccinazioni mai fatte.
Di vaccini nemmeno l’ombra, d’altronde, al veterinario non importa, i cuccioli
stanno per uscire dal suo Paese. Conclusa la tratta, l’importatore italiano paga
in contanti i contadini e il traduttore, lascia una mancia al veterinario e
carica sul furgone la sua mercanzia. Inzia poi il viaggio, spesso un’ecatombe.
Imballati come saponette, dentro cassette di cartone o di legno, ammassati, al
buio, senz’acqua nè cibo, i cuccioli arrivano a destinazione dopo
trenta-trentacinque ore di viaggio, in condizioni igieniche talvolta
drammatiche.
Alla frontiera sarebbe necessario verificare che i trasportatori non violino le
leggi a tutela degli animali. Che sono due. La 189/2004 contro il maltrattamento
di animali e il decreto legislativo 532/92 per la protezione degli stessi
durante il trasporto. Si importa dall’Est perchè, allevati in maniera
approssimativa, i cuccioli costano poco. Per questo consentono un margine di
utile maggiore rispetto ai cani provenienti da allevamenti nostrani. Costano di
meno, anche se spesso muoiono poco dopo l’uscita dal negozio. Già , perchè molti,
troppi cuccioli, pochi giorni dopo l’acquisto stanno male.
Sottratti con troppo anticipo - sempre sotto i tre mesi - alle cure delle madri,
subiscono, oltre a condizioni stressanti di viaggio, lo stravolgimento
dell’alimentazione e un vero e proprio bombardamento farmacologico. Questo serve
a fare arrivare il «prodotto» in buono stato sui mercati. «Grazie a
immunizzanti, cortisonici e altri farmaci, tra i quali uno con gammaglobuline
che ritarda gli effetti di eventuali patologie in corso, i cani non muoiono
quasi mai in negozio o dall’importatore», è l’accusa dell’associazione Gaia
Animali & Ambienti.
«Ma una serie infinita di patologie acquisite nei Paesi di provenienza,
l’assenza di vaccinazioni e di qualsivolglia credibile cura veterinaria portano
la mortalità dei cuccioli fino, e oltre, il 50% dei casi. L’ultimo guaito
avviene, dopo costosi trattamenti e cure, tra le braccia dello sprovveduto
acquirente». Già , spesso finito l’effetto del farmaco, al cucciolo vengono le
più diverse malattie. I cani muoiono un pò alla volta, giorno dopo giorno. È
un’agonia straziante: tra vomito e diarrea emorragica. Ed è uno choc, perchè al
piccolo, nel frattempo, ci si è affezionati.
Ma c’è anche la truffa del pedigree. I cuccioli dell’Est, spesso, vengono
venduti con la promessa del fantomatico pedigree. Per gli acquirenti fortunati,
il pedigree arriva dopo circa otto mesi-un anno, ma è incomprensibile. Si tratta
infatti di un pezzo di carta scritto in ungherese o in polacco sul quale
potrebbe anche esserci scritto: «bravo, italiano, hai comprato un cucciolo
malato con un pezzo di carta insignificante». Una truffa che ricorda quella
epica della «moneta romana antica» venduta ai turisti americani all’ombra del
Colosseo, oppure, sempre per citare Totò, la vendita della fontana di Trevi.
Se si acquista un animale bisogna sottoscrivere un contratto e leggere
attentamente ciò che si firma. Nel caso il quattrozampe dovesse morire, e se il
vizio fosse riconducibile alla vendita, bisogna comunicare entro dieci giorni
con lettera raccomandata il danno subito. Poi si ha tempo un anno per adire le
vie legali.
Il documento di vendita, insomma, va sempre richiesto, all’allevatore o al
negoziante perchè serve ad attestare la provenienza del cucciolo. In Italia un
cucciolo di due o tre mesi non può ancora avere il pedigree, ma il negoziante è
tenuto a certificare la sua fonte d’acquisto. Il documento deve poi attestare
che il cucciolo sia regolarmente iscritto a un albero genealogico e, infine,
deve fornire una garanzia sanitaria di almeno venti giorni contro l’eventuale
insorgenza di cimurro, epatite, leptospirosi e parvovirosi.
Queste micidiali malattie virali hanno infatti un periodo di incubazione
piuttosto lungo: da 15 a 20 giorni. Un cucciolo che abbia contratto una di
queste malattie potrebbe apparire sanissimo al momento dell’acquisto, ma
ammalarsi e morire nel giro di poche settimane.
Contro tutte queste malattie esistono vaccini perfettamente funzionali, e se il
cucciolo viene allevato in modo corretto e vaccinato all’età giusta non
contrarrà mai queste gravi patologie: quindi un rivenditore onesto, conscio che
il piccolo è stato regolarmente vaccinato, non farà mai obiezioni di fronte a
questa
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