Da ANMVI Oggi

Inchiesta Vivisezione 2002

Ndr. La presente inchiesta firmata Dr.Oscar Grazioli venne pubblicata in più
puntate sul quotidiano “Libero” nel 2002. Ora la riproponiamo in un’unica
edizione.

Questo viaggio - inchiesta nel mondo della vivisezione si pone, come finalità,
di sollevare dei dubbi circa un modello di ricerca che la scienza ufficiale ci
presenta come l’unico possibile. Ammesso e non concesso che la sperimentazione
sugli animali serva a qualcosa per la specie umana e sia eticamente accettabile
noi dimostriamo, attraverso documenti inoppugnabili ed esperienze di chi nei
laboratori di vivisezione ha lavorato per anni, che i risultati di queste
ricerche " scientifiche salvavita " sono spesso inutili e falsati costituendo un
pericolo per la nostra salute. Non pubblicheremo fotografie raccapricianti, non
perché siano fasulle, ma perché non c’è bisogno di colpire i lettori con pugni
allo stomaco. Ci basta e avanza fare informazione seria e documentata.

Chi è il Dr. J. Leuschner e perché parliamo ( male ) di lui ? Ve lo spiego. Ho
qui davanti ai miei occhi un Telefax, a sua firma, datato 3 maggio 2002 e
indirizzato alla ditta St. Morini s.a.s. In perfetto inglese il Dr.Leuschner
chiede se la ditta Morini può inviargli, con cortese sollecitudine, un’offerta
per 22 cani Beagle maschi di 5 – 6 mesi d’età e di 5 – 6.5 Kg. di peso, più
altri 22 cani Beagle femmine di 5 – 6 mesi di età e di 5 – 6.5 Kg. di peso. <<
Non esitate a contattarci per qualsiasi ulteriore informazione >>. Ho provato a
contattare il Dr. Leuschner e, per facilitarlo, gli ho inviato una lettera e una
e mail in perfetto tedesco. Nein, niente da fare, nessuna risposta. Riconosco di
avergli posto un quesito non facile, ma non si fa così, non è cortese tacere
quando si è gentilmente interrogati. Che cosa gli ho chiesto ? Sono cinque mesi
che mi faccio la stessa domanda e il Dr. Leuschner è uno di quelli che può darmi
una risposta, ma preferisce tacere. Innanzitutto vorrei chiarire che i 44 Beagle
richiesti alla ditta Morini di S. Polo d’Enza ( Reggio Emilia ) non andavano a
tenere compagnia ai dipendenti della LPT. Servivano per esperimenti, erano cavie
da avviare alla vivisezione, un male necessario purtroppo. Si tratta di
esperimenti che salveranno la vita forse a voi, forse a me, forse ai nostri
bambini. Il cancro, l’AIDS, l’Alzheimer, il Parkinson. Per sconfiggere queste
malattie è necessario sperimentare i farmaci sugli animali. Una dolorosa ma
necessaria scelta che rischia di commuovere fino alle lacrime lo sperimentatore,
ma poi, alla fine, trionfa la certezza che da quegli esperimenti dipende la vita
dei nostri figli. Un esperimento, da cui dipende la nostra vita, richiede il
massimo rigore scientifico, la massima competenza. Siete d’accordo? E allora
vediamo come iniziano le sperimentazioni alla LPT Chiedo venia, non ve l’ho
ancora presentata. La sigla LPT sta per Laboratory of Pharmacology and
Toxicology con sede ad Amburgo. Non affannatevi a cercarla su Internet. Non
esiste. Non chiamate il 176. L’operatore vi dirà che ad Amburgo non esiste
nessuna ditta con il nome di LPT. Se non fossi entrato in possesso di quel fax
indirizzato alla ditta Morini avrei avuto soltanto un P.O. Box 920461, Hamburg.,
ovvero una Casella Postale. Strano per una ditta alla quale vengono
commissionati esperimenti su farmaci, cosmetici, detersivi dal fior fiore delle
griffe nel campo farmacologico e cosmetico. Il vero indirizzo del Laboratory of
Pharmacology and Toxicology è il seguente: Redderweg 8, D-21147 Hamburg, il suo
numero di telefono è ( 040 ) 70 20 20, il suo Telefax ( 040 ) 70 20 22 29, la
sua e mail LPT-Hamburg@t-online.de. Io non sono riuscito a farmi rispondere,
magari qualcun altro sarà più fortunato di me. Se riuscite a contattare il Dr.
J. Leuschner o qualche suo collaboratore chiedetegli, per cortesia, di
sciogliere questo mistero che da cinque mesi non mi fa dormire. Perché la LPT,
in accordo con la ditta Morini, si fa spedire cani con date di nascita
palesemente false, con trattamenti e vaccinazioni palesemente falsificati ?
Guardate il libretto sanitario che accompagnava uno dei famosi 56 cuccioli sul
camion bloccato al Brennero dalla Procura di Bolzano il 29 maggio 2002. A
sinistra del logo potete leggere la data di nascita : 26 .12 . 2001. Ora, andate
in fondo dove c’è scritto peso: 4.2 Kg.. Facciamo due conti. Dal 12 dicembre
2001 al 29 maggio 2002 sono 168 giorni, ovvero 24 settimane, ovvero circa sei
mesi. Può un cane Beagle di 6 mesi pesare 4.2 Kg ? No, un cane Beagle di 6 mesi
pesa non meno di 10 Kg. I 56 cuccioli di Beagle inviati dalla ditta Morini alla
LPT non avevano 6 mesi, ma 60 giorni. Erano nati a metà marzo, non a dicembre
dall’anno prima. Come faccio ad esserne sicuro ? Semplice. Sono andato a
Bolzano, assieme alla mia collega Broggi Loredana, presso il canile comunale (
più simile ad un asilo per la verità ) dove i 56 cuccioli erano stati destinati
dal Procuratore Baumgarten dopo il sequestro ed in seguito acquistati dall’On
Eibner. Ci siamo recati là ad adottare Matilde che adesso scava buche in un
giardino anziché giacere, come un rottame, nella gabbia di uno stabulario della
LPT. Il libretto che vedete fotocopiato seguiva, sul camion, il cucciolo che
abbiamo adottato. Il numero sul libretto era lo stesso tatuato nella parte
interna del padiglione auricolare. Numero 23302 ( un altro dei tanti marchi
infami della storia ). Eravamo in tre veterinari quel giorno, io, lei e il Dr.
Lorenzi dell’AUSL di Bolzano. Quando abbiamo visto cuccioli di 60 giorni
mistificati per cani di 6 mesi ci siamo resi conto che sotto c’era qualcosa di
losco. Guardate le vaccinazioni. Portano la data del 03 FEB, del 23 FEB, del 10
MAR 2002. quando i cani non erano ancora nati.. Perché la ditta LPT riceve
cuccioli di 60 giorni facendoli passare per cani di 6 mesi ? Perché le date
delle vaccinazioni sono false, come quelle dei trattamenti terapeutici ? E’
questo il rigore scientifico con cui si conducono gli esperimenti che ci “
salveranno dal cancro “? Non vi viene il dubbio che un cucciolo di 60 giorni
costi meno di un cane di 6 mesi ? Non vi viene il dubbio che la LPT sperimenti
su cuccioli di 60 giorni quello che dovrebbe sperimentare su cani di 6 mesi ? Un
animale di 60 giorni è profondamente diverso da un animale di 6 mesi: il suo
fegato, i suoi reni, il suo sistema immunitario non sono ancora competenti (
maturi ). Però costa meno, a comprarlo e a gestirlo. Ma quali saranno allora i
risultati finali in questo caso ? Falsi. Il tal farmaco testato su un cane di 60
giorni anziché di 6 mesi avrà un comportamento completamente diverso. E’ da
questa sperimentazione, da questo rigore scientifico che dipende la vita dei
nostri bambini ? Da queste falsità comincia la lotta contro il cancro ? Le farò
avere l’articolo Sig.. J. Leuschner dottore in Filologia, codirettore della LPT
di Amburgo. Le invierò anche gli standard di razza del Beagle. Si renderà conto
che chiedere 44 Beagle di 5 – 6 mesi di età, del peso di 5 – 6 Kg. è sinonimo di
ignoranza o malafede. In entrambi i casi una pessima dotazione per il direttore
di una ditta che effettua ricerche per salvare la nostra salute.

L’Ingegnere lavora per una multinazionale che ha un laboratorio interno di
sperimentazione Gli animali utilizzati per la sperimentazione sono cani di razza
Beagle, porcellini d’India, topi, ratti e conigli. L’azienda è dotata di un
sistema di controllo interno di cui fa parte anche l’Ingegnere, in quanto
responsabile dell’impiantistica. Gli animali vengono tenuti in gabbie
all’interno degli stabulari. Ovviamente negli stabulari, come nelle zone più
delicate dell’azienda ( si pensi alle stanze dove vengono messi in fiala i
farmaci che poi il medico ci inietta ) esiste tutta una serie di impianti
sofisticati, dall’aria condizionata, al riscaldamento, all’umidificazione,
all’illuminazione fino ai flussi d’aria laminari in depressione. Oltre a
progettazione, modifiche, adeguamenti, manutenzione l’Ingegnere, assieme ad
altri tecnici, si occupa anche del sistema di controllo sull’impiantistica. Gli
uomini hanno tutti una solida formazione scientifica maturata negli Stati Uniti.
Lasciamo la parola all’Ingegnere.
Ad un certo momento, per ragioni finanziarie, la ditta decide di aprire il
laboratorio di sperimentazione all’esterno. In altri termini lo mette sul
mercato, in concorrenza con gli altri, disponibile ad effettuare esperimenti per
conto terzi. Naturalmente anche la sperimentazione segue una legge di mercato
imprescindibile: quella dei costi e dei ricavi. Improvvisamente il sistema di
controllo dell’azienda non è più economico. Lo si appalta all’esterno,
scegliendo una ditta italiana che non conosce minimamente gli impianti, ma ha un
pregio. Costa poco. Ricordiamo che in questo caso il prodotto non è un bullone
ma la sperimentazione di un farmaco o di una nuova sostanza, magari un nuovo
cosmetico o detersivo, potenzialmente in grado di raggiungere il consumo
nell’uomo. Stranamente, a fronte di un aumento nel numero delle sperimentazioni,
i consumi delle utilities cala. Cosa sono le utilities ? Si tratta del
dipartimento aziendale che produce, distribuisce, contabilizza ed alloca i costi
delle risorse energetiche quali energia elettrica, trattamento aria, vapore (per
i processi di sterilizzazione), acqua purificata (per dar da bere agli animali
), metano ed acqua industriale. Questi elementi vengono considerati primari per
definire ottimale il” prodotto sperimentazione”, e rappresentano sicuramente un
indicatore inconfutabile nel determinare la quantità (o qualità?) degli studi
intrapresi. Sorprendentemente dunque aumentano gli esperimenti e le utilities
calano. L’Ingegnere si accorge che occorrono meno soldi di prima per
riscaldamento, pulizie, condizionamento, illuminazione ecc. “ Ottimizzazione dei
costi “ dice l’azienda. Ottimizza pure, ma se aumenta il numero dei cani e degli
esperimenti i costi non possono diminuire. A meno che non si tengano i cani a 15
° di temperatura invece che a 21°, oppure a 6 ore di illuminazione anziché a 12,
oppure cambi l’alimentazione ( cibi più scadenti e più razionati ) e si metta
meno impegno nel pulire e disinfettare le gabbie. Naturalmente anche tutto il
materiale impiegato per la sperimentazione ( dalla siringa al microscopio )
subisce una limatura nei costi, ma questa è ottimizzazione sul serio. Si compra
materiale meno costoso e più scadente, sempre nei limiti, o ai margini, della
normativa di legge. E gli animali ? Hanno un costo rilevante per il “ prodotto
“. Se ne usano di più, quindi la ditta fornitrice deve abbassare i costi se no
perde il contratto. A sua volta è ovvio che abbassare il costo del cane venduto
implica, per la ditta che alleva, una gestione più economica. Il tutto si
scarica sui cani che avranno alimenti meno costosi e più scadenti, meno cure,
meno igiene, meno spese veterinarie e, alla fine più sofferenze. Tanto il
veterinario è aziendale e viene dunque pagato dall’azienda. Se non fa “ a modo “
ce ne sono cento altri che fanno i camerieri e sono in cerca di lavoro.
In effetti in Italia ci sono 13 facoltà di veterinaria, contro le 5 della
Germania e le 4 della Francia. Il risultato è che molti docenti universitari
trovano il posticino e centinaia di veterinari sono disoccupati o fanno lavori
umilianti. Le ditte che allevano animali da laboratorio lo sanno molto bene,
così come lo sanno le università o i laboratori dove si effettua la
sperimentazione. Al veterinario compete la responsabilità di vegliare sullo
stato di benessere degli animali sottoposti a vivisezione. Ma si può parlare di
“ benessere “ per un cucciolo che vomita, urla, si contorce dal dolore per
giorni mentre si ricerca la cosiddetta Dose Letale 50 di un nuovo farmaco ? Sarà
utile che sappiate cos’è. La DL 50 di una molecola è la dose che porta a morte
il 50 % degli animali che l’assumono. Paradossalmente i più fortunati sono gli
animali che assumono molecole estremamente tossiche. Se non altro a piccole dosi
muoiono velocemente. Quando una molecola è poco tossica, l’animale, prima di
morire, è costretto ad assumerne quantità che letteralmente non ci stanno nello
stomaco o nel letto sanguigno. Provate a pensare quanto sale ci vuole per far
morire un cane adulto. Chilogrammi e giorni di enormi sofferenze. Per cosa alla
fine ? Per poi ricominciare sui malati volontari umani con dosi molto basse per
verificarne la sicurezza. E allora, per cosa sono morti quei cani, quei gatti,
quelle cavie ? Per niente, o meglio per alimentare il business che c’è sotto.

Entriamo negli stabulari

L’Ingegnere, in qualità di responsabile dell’impiantistica, è dotato del badge
che gli consente di accedere a qualsiasi stanza dell’azienda, compresi ovvia
menti gli stabulari, ovvero gli edifici in cui sono contenute le gabbie dove
sono rinchiusi gli animali da sottoporre a sperimentazione. Lasciamo la parola
all’Ingegnere.
Sono due i fattori che avrebbero colpito chiunque dotato di un minimo di
sensibilità verso gli appartenenti al mondo animale, costretti a subire in
totale segregazione fisica e morale,” torture” di varia natura in nome di uno
sviluppo scientifico che allo stato attuale delle nuove tecniche di
sperimentazione, a mio avviso, consentirebbe maggiori benefici per il genere
umano, oltre ad uno sviluppo della farmacologia meno rischiosa… ma torniamo a
noi.
Entrando nell’area adibita agli stabulari del centro di ricerca
farmaco-tossicologico il primo impatto procura una sensazione di gelo, e non
solo per la temperatura ambientale che, come abbiamo visto, viene mantenuta
spesso sotto i range del benessere per ottimizzare i costi. In un ambiente molto
curato, dal punto di vista tecnologico, tutte le attività sono regolate da
procedure rigide che “dovrebbero” garantire rigore assoluto per lo sviluppo
scientifico al quale l’attività è mirata. In realtà, a mio avviso, questo
impatto serve solo a fornire ad eventuali ispettori (argomento di cui paleremo
in seguito) un quadro non perfettamente coincidente con la realtà. Essere in
grado di sciorinare rapporti ( peraltro privi di eventuali verifiche
certificate) nonché procedure operative in modo fuorviante ed in realtà solo
parzialmente applicate, non garantisce ovviamente la “qualità” del lavoro
prodotto. Scrivo questo in quanto non vi era nessuna procedura che prendesse in
esame l’aspetto comfort o benessere psicologico dell’animale sottoposto alla
sperimentazione, considerandolo pura materia prima di un volgare processo
produttivo, quale è in realtà la sperimentazione portata avanti da centri che
prima di confrontarsi sui risultati scientifici devono far quadrare i conti
della logica costi/ricavi. Non sono un ricercatore del ramo biologico, ma mi
chiedo quanto possano essere considerati valori di riferimento i risultati
ottenuti su di un un animale stressato, se vogliamo usare un eufemismo,
terrorizzato se vogliamo usare il l’aggettivo appropriato. Uso questi termini
non a caso perché non mi è facile cancellare dalla memoria gli occhi dei poveri
cani, resi folli dal terrore, aspettando la prossima visita del ricercatore e
dell’operaio di turno munito di cappio per bloccarli alle sbarre della gabbia
onde consentire attività di pulizia o di manutenzione, o effettuare prelievi di
sangue ed altri liquidi biologici o altre attività legate alla cosiddetta
sperimentazione. Occhi che, con la gola strangolata dal cappio, schizzano dalle
orbite per la paura. E gli occhi dei Beagle sono grandi, come le loro orecchie.
Un cucciolo di beagle che entra a pochi mesi di vita nel laboratorio è
affettuoso, ti lecca le mani, si butta pancia all’aria per giocare. Dopo poche
settimane urla dal terrore appena ci si avvicina alla gabbia, tenta di morsicare
tutto, anche l’aria e ci vogliono due persone per bloccarlo contro le sbarre con
il cappio. Mentre sbava e guaisce si iniettano farmaci e si fanno prelievi di
liquidi organici. Psicologicamente è un rottame. Normalmente i gruppi di animali
sono due o più. Ad un gruppo si somministra il farmaco e l’altro riceve il
placebo (in cui non c’è alcun farmaco ) Alla fine dell’esperimento entrambi i
gruppi vengono “ sacrificati “ ( leggi ammazzati ). Una volta, sotto la spinta
dei dipendenti, alcuni cani del gruppo placebo, a fine esperimento vennero dati
in adozione. Tornarono tutti indietro e vennero tutti uccisi perché i
proprietari non riuscivano a gestirli. Erano folli senza speranza di recupero. E
si badi bene. Erano quelli che non avevano neanche assunto i farmaci più o meno
tossici. Ora, io mi sono chiesto mille volte, e lo chiedo a lei che è un
veterinario, se quegli esami del sangue, quegli esami delle urine, quegli
elettrocardiogrammi abbiano un valore scientificamente attendibile.
Concordo pienamente con i suoi dubbi dell’Ingegnere, anzi ho delle certezze. La
psiconeuroendocrinologia ha ormai assodato che esiste un forte legame tra
cervello. ormoni ed organi. Non si possono ottenere risultati attendibili da
animali costretti dal terrore a scernere adrenalina, cortisolo e dopamina che
alterano il loro profilo metabolico Questa ricerca medica è folle o criminale o
tutt’e due, come dimostrano gli innumerevoli farmaci che vengono ritirati dal
mercato perché tossici o mortali per l’uomo.
Il secondo aspetto riguarda l’approccio” industriale” o commerciale che, alla
base, governa la gestione manageriale dell’attività di sperimentazione eseguita
per puro profit, parere questo non solo mio ma anche dei miei ex colleghi
aziendali (ricercatori essenzialmente) che si sentivano ingabbiati da logiche
che nulla avevano a che fare con una ricerca libera di essere sviluppata per
principi e non per costrizioni. In un quadro come quello appena descritto ci
sarebbe la possibilità di alleviare le sofferenze subite dai poveri animali e
cercare di rendere meno penoso il percorso di morte al quale sono destinati,
tutto questo a favore del rigore scientifico e di un’etica che pure siamo
obbligati ad avere verso di loro. Ma ciò comporta dei costi supplementari,
pertanto non se ne parla e men che meno si passa ai fatti. Ricordo due
ricercatori che, un giorno davanti alla macchinetta del caffè, mi confessarono
che ne avevano viste abbastanza e, per quanto in meridione fosse difficile
trovare lavoro. se ne andavano da quel posto perché non ce la facevano a
sopportare la vista dei cani. Dopo un mese mandarono la lettera di dimissioni,
lo stesso giorno.

Le normative e i controlli

Molti pensano che la vivisezione sia roba dell’800, che le mutilazioni ad
animali svegli sia un orribile ricordo del passato. Con l’utilizzo
dell’anestesia oggi gli animali, se non altro non soffrono più. Mi spiace
deludervi. L’anestesia spesso serve a “ preparare “ il modello ( l’animale ).
Esempio: in anestesia si apre la calotta cranica di un gatto e si inseriscono
gli elettrodi, poi lo si sveglia. Ogni due ore gli si dà una scossa magari per
vedere in quanto tempo muore un gatto senza dormire ( esperimento fatto diverse
volte ) E le norme ? << Al ricercatore >> mi dice un collega che lavora in un
laboratorio << è richiesto di possedere la laurea prevista dal decreto, senza
altra specifica competenza, e la sperimentazione oggi avviene sostanzialmente in
regime di autocertificazione; così come per il controllo del benessere animale è
sufficiente un veterinario qualunque. purché iscritto all’Ordine. Non è
previsto, ad esempio, alcun titolo di studio per il responsabile di stabulario
nonostante le grosse responsabilità che la legge gli affida (potrebbe al limite
essere analfabeta, - senza alcun intento di razzismo intellettuale- ). Non
esiste nemmeno la figura professionale di tecnici di stabulario nonostante essi
compiano tutto il lavoro manuale, spesso a livelli di eccellenza. Sarebbe
necessario il comitato etico, similmente a quanto accade per la sperimentazione
sull’uomo (al momento solo pochi centri lo hanno attivato e solo su base
volontaria). Il comitato etico (di cui dovrebbe far parte obbligatoriamente il
veterinario. e persone qualificate, ma non direttamente coinvolte nella
sperimentazione) sarebbe indispensabile per valutare anche, ma non solo, che le
sperimentazioni proposte non siano inutili rifacimenti e che il numero di
animali utilizzati, anche in rapporto alle più moderne tecniche statistiche, sia
il minimo indispensabile per ottenere dati validi. >>
Le norme italiane prevedono che il responsabile di un esperimento compili una
richiesta da inviare al Ministero della Sanità ( ora Salute ). Sul foglio ci
sono due quadratini da spuntare. “ Anestesia “ e “ Senza anestesia “. Poniamo
che l’esperimento non preveda l’utilizzo dell’anestesia. Gli sperimentatori
sanno che le cose vanno per le lunghe, perché se non è prevista l’anestesia
occorre l’autorizzazione e i tempi della burocrazia si sa, in Italia sono
epocali. C’è lì una bella sovvenzione e volete perderla per un problema di
scartoffie ? Si invia il modulo con spuntato “ anestesia “ e quindi , via libera
subito. Paradossalmente si può squartare un animale sveglio purché lo si
anestetizzi prima di ammazzarlo, scusate “ sacrificarlo “. Altrimenti si manda
il modulo con spuntato “ senza anestesia “, e si parte subito con l’esperimento
senza autorizzazione. Sorge qualche problema dopo un anno o due ? La ricerca è
già finita e dimenticata. Chi ha dato ha dato…Controlli ? Pensate a come vengono
trattati gli anziani negli ospizi o i malati di mente in certe strutture e
figuratevi se si perde tanto tempo a controllare con rigore topi o gatti.
A proposito di controlli l’Ingegnere avrebbe qualcosa da dire, visto che nel
laboratorio dove lavorava venivano a controllare sia quelli della FDA americana
( per i prodotti commercializzati sul loro suolo ) sia quelli dell’allora
Ministero della Sanità.
Tutti i dubbi e le perplessità sino ad ora manifestati nel nostro raccontare
verso un certo tipo di sperimentazione, vengono confermati da come gli enti
preposti a verifiche e controlli fossero, per aspetti diversi, inadeguati a
garantire una ricerca mirata a mettere a disposizione della comunità prodotti
efficaci e sicuri nel rispetto del povero animale che paga tutto questo con
sofferenza e morte. Gli organi di controllo con cui mi sono confrontato, durante
gli anni della mia permanenza aziendale, sono stati il Min. della Sanità ed il
famigerato FDA (equivalente statunitense del nostro ministero). Entrambi per
motivi diversi mi portavano a considerare la loro attività non correttamente
finalizzata, in particolare: l’ente statunitense famoso per il suo rigore ed
approccio severo, stressava all’inverosimile il sincronismo delle attività con
le procedure operative e concettuali della ricerca. In altri termini tutti i
meccanismi aziendali dovevano girare alla perfezione ed, almeno in questo, i
loro controlli erano estremamente rigidi. Se c’era un rubinetto malfunzionante
erano verbali, rapporti, riunioni e, alla fine, casini per chi era il
responsabile. Quello che tralasciavano completamente era qualsiasi aspetto
riguardante lo stress a cui gli animali erano sottoposti e gli eventuali aspetti
negativi che questo avrebbe potuto avere sulla sperimentazione stessa. L’animale
poteva essere completamente fuori testa per le “ esperienze “ subite e questo
non aveva nessuna rilevanza. L’importante era che i meccanismi aziendali
girassero correttamente. Ricordo che durante la pausa caffè consumata con uno
degli ispettori rivolsi il quesito che da tempo aspettavo di porre. La
disarmante risposta fu che il flusso procedurale non consentiva percorsi
alternativi, e comunque spettava all’ente prendere in esame aspetti diversi per
modificare le procedure!!!
Come è possibile che lo stato mentale della cavia, devastato dal dolore o dalla
paura non influenzi l’esperimento ? Cominciavo a pensare che da lì me ne sarei
andato, perché non volevo più essere responsabile di un errore scientifico
madornale e di una lacerazione morale che cominciava a turbarmi il sonno.
Se vi lascia perplessi quanto appena detto sui controlli dell’FDA, probabilmente
quanto andrò a dire per il Ministero della Sanità provocherà disarmo e sconcerto
( o forse qualcuno dirà che se lo aspettava ).
L’ispettore incaricato era spesso fresco vincitore di concorso, quasi sempre
donna, privo di esperienza specifica (ancora oggi mi chiedo quale fosse il
criterio di conferimento degli incarichi!! ). Mentre gli americani chiedevano
una sistemazione nei pressi dello stabilimento, per condurre a termine
velocemente i controlli ( il tempo è denaro ) l’ispettore del MinSan veniva
ospitato in un lussuoso albergo in note località balneari, con annesso programma
benessere, a circa un ora e più di strada. Ovviamente più tempo ci metti a
raggiungere il laboratorio meno te ne rimane per i controlli. Questi giovani non
erano in possesso di un flusso procedurale predeterminato e quasi sempre si
lasciavano guidare da noi interlocutori nel percorso ispettivo. Figuriamoci poi
se veniva loro in mente di visitare gli stabulari, dove c’erano le gabbie degli
animali sottoposti ad esperimenti. Il dolore degli animali avrebbe turbato il
clima sereno dell’ottimo pranzo, della sauna, dei massaggi, della cena e del
party che si profilava per la sera.
Sono stato al gioco per molto, forse troppo tempo, ma ero giovane, avevo
famiglia e trovare un lavoro con un ottimo stipendio nel mezzogiorno d’Italia
non era facile. Ci sono voluti molti anni, ma, quando mi sono sentito autonomo,
me ne sono andato da quel luogo di sofferenza
Ora vivo al Nord e faccio sempre l’Ingegnere, ma di animali non se ne parla più.

In questo viaggio nel mondo della vivisezione, o sperimentazione animale che dir
si voglia, abbiamo solo marginalmente accennato alle obiezioni etiche che pur ci
dobbiamo porre quando “ usiamo “ gli animali a fini scientifici. Abbiamo
evitato, come ha potuto osservare chi ci ha seguito, fotografie sconvolgenti,
narrazioni raccapriccianti, perché il nostro scopo non era quello di metterla
sul piano del pietismo nei confronti delle cavie. Ci siamo misurati su di un
terreno rigorosamente scientifico cercando di dimostrare che talvolta questa
sperimentazione “ salvavita “ è falsa per meri interessi di bottega ed è quasi
sempre fuorviante perché i dati, estrapolati dalle cavie, non sono applicabili
all’uomo. Gli animali vengono prevalentemente utilizzati in laboratorio come
"modelli": mediante manipolazione genetica, interventi chirurgici o iniezione di
sostanze estranee e i ricercatori producono in essi malattie che dovrebbero
costituire un modello delle condizioni patologiche umane. Questo è il vero
peccato originale che ci ha lasciato in eredità il positivismo scientifico dei
secoli scorsi. Anche un profano si rende conto delle enormi differenze che
esistono tra un ratto, un cane ed un uomo. Il procedimento attuale è questo.
Prendiamo un cane o un ratto che, in natura non soffrono di infarto. Gli
causiamo l’infarto con mezzi artificiali e gli inoculiamo sostanze che pensiamo
possano curare l’infarto di un uomo che soffre di nevrosi, ipertensione,
obesità, fuma, beve e non dorme ( situazioni difficilmente riscontrabili in topi
e cani ). Follia, signori miei, anzi business, soldi a palate per ricercatori,
istituti “ scientifici “, industrie farmaceutiche, baroni universitari alla
caccia di punteggi e sovvenzioni, allevamenti di animali da laboratorio. Se
dovessi fare un elenco dei danni provocati all’umanità da questo tipo di ricerca
non mi basterebbero tutte le pagine del giornale per un mese di fila. Mi
limiterò a riportare che il General Accounting Office statunitense ha passato in
rassegna 198 nuovi farmaci dei 209 commercializzati tra il 1976 e il 1985 e ha
trovato che, per il 52 per cento, essi presentavano "gravi rischi emersi dopo
l'approvazione" e non previsti dai test sugli animali o su prove limitate,
effettuate su esseri umani. Questi rischi sono stati definiti come reazioni
avverse, che potevano portare al ricovero in ospedale, a invalidità o
addirittura a morte. Come risultato, i farmaci suddetti hanno dovuto essere
corredati da nuove istruzioni o ritirati dal commercio. E, naturalmente, non è
possibile stimare quanti farmaci, potenzialmente utili, siano stati abbandonati
sulla base di test fuorvianti. C’è una storia però che vi voglio raccontare,
perché tutta italiana e perché implica un farmaco ben noto che molti di voi
hanno utilizzato. Il Cronassial. Francesco Della Valle, gestore della Fidia,
piccola azienda farmaceutica di Abano (Padova) ottiene da Duilio Poggiolini (
questo nome vi è noto ? ) la registrazione di un farmaco spacciato come
miracoloso, il Cronassial. Pubblicizzato come curativo delle “ neuropatie
periferiche di natura dismetabolica o di altra origine anche decorrenti con
manifestazioni infettive tossiche o traumatiche causate da malattie generali “
il Cronassial trova in Rita Levi Montalcini uno dei suoi più autorevoli
sostenitori. I rapporti tra il premio Nobel e la Fidia di Della Valle si fanno
talmente stretti che «La scienziata - dichiararono a Espansione i ricercatori
della Fidia - segue le indagini di laboratorio e ne esamina i risultati», mentre
il materiale promozionale dell’azienda rimarca il madrinaggio dell’illustre
scienziata, che assurge, nei fatti se non nelle intenzioni, a capofila dei
garanti scientifici della Fidia. . Il marketing aggressivo di Della Valle induce
i medici a prescriverlo come cura di tutti i mali. Il Cronassial diventa uno dei
10 farmaci più venduti in Italia con fatturati da capogiro . La casa
farmaceutica tedesca “ Dr . Madaus “ entra in rapporti con la Fidia e tenta di
introdurre sul mercato tedesco il farmaco miracoloso. Nel 1983 l’Ufficio di
Sanità tedesco nega il permesso perché il medicinale ( un estratto di cervello
di bovino e sale ) non risponde alla qualità delle buone regole farmaceutiche e
c’è il sospetto che provochi effetti dannosi. Dopo avere assoldato un team
aggressivo di avvocati la Dr. Madaus piega l’Istituto di Sanità. Nel 1986 in
Germania arriva il Kronosial, ma due anni dopo Il Prof. Peter Berlit, neurologo
di Mannheim, dà la notizia che cinque pazienti curati con il Kronosial risultano
affetti dalla sindrome di Guillain- Barrè – Strohl, una gravissima e spesso
letale malattia neurologica. Mentre negli altri paesi o si rifiuta il farmaco o
lo si ritira cosa avviene in Italia ? Solo dopo diversi anni si proibisce ai
medici generali di prescrivere la confezione da 100 mg ( sic ) , poi si ritiene
necessaria la ricetta dello specialista per utilizzarlo, poi il ministro Costa
lo sospende, mentre il Consiglio Superiore di Sanità lo riabilita, assieme ai
suoi simili, Biosinax, Sygen, Megan Sinassial e Sincronal. In Inghilterra
intanto si verificano 17 casi ( tre mortali ) di danni imputabili al farmaco.
Poi, scoppia il dramma “ mucca pazza “ ( il Cronassial è prodotto con cervello
bovino ). Decine di migliaia di persone in Italia sono “ state curate “ con
questo estratto di cervello bovino “, per il quale finalmente, dopo anni giunge
il requiem definitivo che si porta dietro il funerale della Fidia. Nel 1990 io
stesso sono stato sottoposto ad una terapia mediante un ciclo di venti
iniezioni. Il farmaco si chiamava Cronassial. La sindrome di Creutzfeldt- Jacob
( mucca pazza ) nell’uomo ha un’incubazione lunghissima. Aspetto e spero che non
succeda. Le cavie sono solo cani, gatti e topi o anche uomini, come voi e come
me ? Come mai la Fidia nel 1989 invia una lettera a persone sane affinché si
sottopongano a pagamento ( 1.200.000 lire ) per la sperimentazione di un nuovo
farmaco, l’AGF2 che dovrebbe contrastare gli effetti dell’ictus cerebrale, ma
che non si può escludere abbia conseguenze negative ed effetti indesiderati,
nonostante la precedente sperimentazione sugli animali ? La morale che si
ottiene da questa storia vera è che la sperimentazione animale non serve a nulla
e che le vere cavie siamo noi. L’industria farmaceutica, come qualsiasi
industria siderurgica, mira al profitto. Noi però non dovremmo essere bulloni,
in balìa di uomini senza scrupoli e di controllori spesso conniventi. Se siamo
bulloni noi, pensate a come possano essere considerati cani e ratti. Segatura,
granelli di sabbia la cui vita viene soffiata via sul palmo d’una mano, come i
frammenti di un fiore rinsecchito che rotola sul marmo di una tomba dimenticata.
Bisogna cambiare strada, ma è necessario trovare uomini che abbiano coraggio,
merce rara, oggi più di ieri. OSCAR GRAZIOLI