Attività svolte

Considerata la gravità del problema del randagismo a Cosenza, e con lo scopo di assicurare migliori condizioni di vita agli animali, l’Associazione per la Difesa del Randagio si è costituita con la speranza di contribuire alla risoluzione di tale problema. Difatti, fin dalla sua costituzione, L’Associazione ha preso contatto con le Amministrazioni Comunali di Cosenza e di Rende, chiedendo con forza che ad essa fosse assegnato un terreno recintato da destinare ad asilo o ricovero permanente per animali randagi, così come esplicitamente stabilito dall’art. 7 della legge regionale 41/1990. Nonostante numerosi incontri, entrambi gli Enti Locali hanno sempre rimandato la risposta a tale richiesta, optando infine per l’invio definitivo dei cani a Torre Melissa, dimostrando a più riprese di non volere alcuna collaborazione con le associazioni protezioniste. Difatti, tali amministrazioni chiedono alle Associazioni solo un mero consenso alle loro attività, in modo da poter avvantaggiarsi dell’appoggio passivo delle stesse Associazioni.

Grazie alla disponibilità offerta dal M° Stefano Abate, l’Associazione organizza un concerto di chitarra classica, allo scopo di raccogliere fondi da destinare alla cura e al mantenimento dei cani vaganti.
Nel campo delle attività di contrasto ai maltrattamenti a danni di animali, vengono presentati diversi esposti all’Autorità Giudiziaria o alle Forze dell’Ordine, a carico di soggetti resisi responsabili di violazioni all’art. 727 del codice penale. In più, appartenenti all’Associazione hanno seguito le operazioni di cattura dei cani vaganti, constatando di persona le modalità brutali con le quali vengono catturati gli animali e presentando relativa denuncia all’autorità giudiziaria.

La Cattura dei Cani
Qualche vigile urbano ha addirittura tentato di evitare che i volontari dell’Associazione assistessero alle operazioni di cattura, ricorrendo ad intimidazioni nei loro confronti.
L’Associazione, ben sicura delle condizioni nelle quali vengono mantenuti gli animali nei canili, avanza al Sindaco di Cosenza la proposta relativa all’istituzione del cosiddetto "cane di quartiere", sulla scorta dei positivi risultati ottenuti da numerose città italiane. Sebbene l’assessore all’ambiente abbia espresso sulla stampa locale parere favorevole a tale proposta, alla stessa non é mai stata data concreta attuazione.
L’Associazione ha proposto più volte all’A.S.L. di Cosenza di provvedere alla sterilizzazione dei gatti che vivono in libertà e alla loro successiva reimmissione nel territorio di provenienza, così come esplicitamente previsto dalla legge 281/91. Tuttavia, questa proposta non è stata mai nemmeno vagliata dall’A.S.L.
Le battaglie più dure sono state comunque quelle condotte contro l’operato, a volte fin troppo disinvolto, dell’A.S.L. n. 4 nel settore del randagismo. L’Azienda Sanitaria ha fin dall’inizio avallato comportamenti assolutamente illeggittimi nella gestione del problema randagismo. In più, essa giudica pericolosi o ammalati in maniera incurabile un gran numero di cani rinchiusi presso il canile sanitario di Mendicino, stabilendone così la soppressione. Considerato che la Legge Regionale 5 maggio 1990 n. 41 fa obbligo alle Aziende Sanitarie di acquisire il parere delle Associazioni protezioniste prima di procedere all’abbattimento di cani catturati, l’Associazione chiede di poter sottoporre gli animali a visita e ad analisi specialistiche, avvalendosi dell’operato di un veterinario di sua fiducia. L’Azienda Sanitaria esclude questa possibilità, negando di fatto alle Associazioni protezioniste il diritto loro riconosciuto dalla legge regionale.
Sulla situazione del randagismo a Cosenza, l’Associazione ha preparato un voluminoso dossier, inviato alla trasmissione Io amo gli animali condotta da Paolo Limiti (che purtroppo non ha avuto alcun seguito), e all’onorevole Stefano Apuzzo, dell’Associazione GAIA ANIMALI & AMBIENTE. La senatrice Procacci si è subito interessata del caso, scrivendo una lettera al sindaco di Cosenza, Giacomo Mancini. Sul caso, grazie all’impegno profuso dall’on.le Apuzzo, è stata presentata, in data 29 luglio 1999, un’interrogazione parlamentare ai Ministri della Sanità e dell’Interno a firma degli onorevoli Leccese, Pecorario-Scanio e Gardiol. Il testo dell’interrogazione parlamentare, cui è stato dato ampio risalto dagli organi di informazione regionali, viene di seguito integralmente riportato:

XIII Legislatura
Allegato B ai Resoconti degli Atti Parlamentari Seduta del 29 luglio 1999

Leccese, Pecoraro Scanio e Gardiol ai Ministri della Sanità e dell’Interno, per sapere, premesso che:

  la regione Calabria è pressoché sprovvista di strutture pubbliche sanitarie di ricovero per cani in stato di abbandono;

  a causa di tale carenze il comune di Cosenza, l’Asl 4 di Cosenza e l’Asl di Crotone hanno attivato convenzioni con due strutture private per l’accalappiamento e la detenzione dei cani randagi catturati sul territorio;

  le due strutture, il canile Cino Sport di Mendicino (Cosenza) ed il canile Dog’s House di Torre Melissa (Crotone), detengono i cani in contrasto con la etologia e con le necessità naturali della specie, in stato di denutrizione, di carenze igienico sanitarie, in evidenti condizioni di sofferenza (art. 727 codice penale 'Maltrattamento di animali') e sovraffollamento;

  da più parti viene segnalata una altissima percentuale di mortalità tra gli animali e lo smarrimento (art. 672 codice penale “Omessa custodia e malgoverno di animali”) di un alto numero di cani ad opera degli stessi gestori dei canili e dei responsabili veterinari pubblici;

  i cani ricoverati nei due rifugi citati non escono mai dalle celle-gabbia di dimensioni anguste, sono stabulati e aggregati senza tenere in conto criteri di compatibilità, malgrado numerosi volontari ed associazioni si siano offerti di collaborare per alleviare le sofferenze degli animali;

  le operazioni di accalappiamento dei cani vengono eseguite con metodi brutali e violenti, in palese contrasto con le normative a tutela degli animali di affezione e con quanto indicato   al punto 3 del recente Accordo Nazionale Stato-regioni del ministero della sanità sui criteri informativi per la corretta attuazione della legge-quadro 281/91;

  l’Asl di Cosenza sembra giudicare “…di comprovata pericolosità…” un numero incredibilmente elevato di cani per poter quindi procedere ad abbattimenti indiscriminati in violazione della legge-quadro n. 281/1991 e del decreto del Presidente della Repubblica n. 320 del 1954 (regolamento di polizia veterinaria);

  il comune di Cosenza, nonostante i ripetuti annunci non ha a tutt’oggi un canile municipale;

se i ministri non ritengano opportuno adottare provvedimenti urgenti al fine di ripristinare il rispetto delle leggi vigenti in materia, contribuire alla responsabilizzazione delle pubbliche amministrazioni, favorire l’utilizzo corretto dei fondi messi a disposizione dallo Stato e dalla regione in materia di tutela e prevenzione del randagismo. (4-25265)
Leggi il comunicato stampa
L’Associazione si batte in difesa dei diritti di Ax, cane di proprietà del sig. Giulio Quero di Rossano.
Al sig. Quero i vigili urbani di quel centro vorrebbero imporre di allontanare il cane, libero di muoversi in un ampio giardino, perché “il cane, detenuto nel cortile recintato della casa, abbaia con l’avvicinarsi di persone estranee al cancello del cortile stesso”. A carico del signor Quero, i vigili urbani di Rossano elevano un verbale amministrativo, scrivendo nel corpo dello stesso verbale “Si diffida il sig. Quero ad allontanare il cane”.
La storia di Ax