Il Randagismo a Cosenza e Proviancia

Nel settembre del 1995 l'amministrazione comunale di Cosenza decide di smantellare il canile comunale, per far posto al costruendo mercato ortofrutticolo all'ingrosso.
In data 18 settembre, senza avvisare i volontari che lì prestavano la propria opera, incaricati del Comune e dell'Azienda Sanitaria Locale n. 4 di Cosenza si presentano sul posto e cominciano le operazioni di trasferimento dei cani verso il canile di Torre Melissa (KR). In data 20 settembre le guardie dell'Ente Nazionale Protezione Animali controllano gli animali durante il viaggio, ed accertano che nessuno di essi è tatuato, come previsto dalla legge 281/91. Inoltre, i mezzi usati per il trasporto sono assolutamente inidonei e, giacché il trasporto è stato autorizzato dall'Azienda Sanitaria, gli agenti zoofili inoltrano denuncia a carico del veterinario che soprintende alle operazioni di trasferimento dei cani. A distanza di qualche mese, le stesse guardie si presentano presso il canile di Torre Melissa, ed accertano che dei 184 cani trasferiti da Cosenza, solo 118 sono arrivati a destinazione. Sebbene le guardie abbiano segnalato il caso all'Autorità Giudiziaria, nulla si è più saputo circa la sorte dei 66 cani mancanti. Del caso si sono anche interessati la Lega Nazionale per la Difesa del Cane e la Lega AntiVivisezione. Successivamente, si è interessato del caso anche il Nucleo Operativo Ecologico dell'Arma dei Carabinieri.

Attualmente, la situazione della prevenzione del randagismo a Cosenza e dintorni si può così sintetizzare.

L'Amministrazione Comunale di Cosenza ha provveduto a costruire un canile sanitario fin dal 1996, e da quella data ne rimanda l'apertura di mese in mese. Detta Amministrazione, così come quella di Rende e di altri comuni dell'hinterland cosentino, ha optato per l'invio dei cani vaganti dapprima presso un canile sanitario sito in agro di Mendicino (CS) (di proprietà di un privato). Presso questo canile sanitario un gran numero di animali viene soppresso perchè giudicato pericoloso, nonostante l'assoluta mancanza di qualsiasi denuncia di morsicature. Dopo una permanenza di circa sessanta giorni, e dopo essere stati sempre rinchiusi in celle anguste, i cani sono inviati a Torre Melissa (KR), presso il canile rifugio "Dog's House" (sempre di proprietà di un privato), dove attualmente sono rinchiusi, in poco spazio, circa 1600 cani provenienti da molti comuni dell'intera Calabria.

In tale struttura, gli animali passano il resto della loro vita senza mai uscire dalle gabbie dove sono rinchiusi, ed inoltre si registrano indici di mortalità elevatissimi. In alcuni casi, il 50% dei cani che lì sono rinchiusi muore nel giro di pochissimo tempo dal loro arrivo, per i motivi più disparati. Denutrizione e coabitazione di cani tra loro incompatibili sono le cause principali di tali morti. Da questa struttura risultano essere addirittura fuggiti o smarriti numerosi animali (la speranza degli animalisti cosentini è che i cani smarriti e quelli mai giunti a destinazione non abbiano preso la via della vivisezione o la via dei combattimenti tra cani). Evidentemente, questa situazione risponde ad una pura logica di mercato, per cui si devono avere a disposizione spazi sufficienti per accogliere un numero sempre crescente di cani, in modo da poter soddisfare le esigenze di trasferimento degli animali dalla struttura sanitaria di Mendicino al canile Torre Melissa.

In più, nessun controllo sul numero dei cani effettivamente presenti (e per i quali i Comuni pagano laute somme) è effettuato dagli stessi Enti Locali; difatti, i cani sono rinchiusi non per luogo di provenienza, ma in modo del tutto casuale, per cui risulta estremamente difficile controllare l'esatto numero, ad una certa data, di cani provenienti da un qualsiasi Comune.    (leggi comunicato stampa)

Le operazioni di accalappiamento dei cani vaganti sono svolte da personale della stessa struttura "Dog's House", su incarico dell'Azienda Sanitaria Locale n. 4 di Cosenza. Per tale servizio, l'Azienda Sanitaria affronta un costo che si aggira attorno ai 100 milioni annui, favorendo così le speculazioni di privati affatto interessati al benessere degli animali. Tali operazioni di cattura dei cani sono spesso svolte in maniera brutale e cruenta, o comunque tale da provocare uno stato di stress psicofisico negli animali catturati. Inoltre, più volte sono state catturate cagne partorite da pochissimi giorni, e i loro cuccioli sono stati così condannati ad un'atroce morte, giacché l'Azienda Sanitaria è stata sorda alle proteste dell'Associazione e dei cittadini.