Ill.mo Sig.
Onorevole
Ripamonte Natale
Senato della Repubblica
Palazzo Madama
00186 R O M A
Oggetto: interrogazione ai Ministri della Sanità e dell’Interno sul problema del randagismo in Calabria.



Ill.mo Sig. Ripamonte Senatore Natale,

lo scorso mese di marzo, Ella -partendo dalla premessa della totale "assenza di strutture pubbliche sanitarie di ricovero per cani in stato di abbandono"- poneva all’attenzione dei Ministri della Sanità e dell’Interno la difficile situazione in cui versa la regione Calabria, genus, e la provincia di Cosenza, species, in relazione al problema del randagismo.
Evito, pertanto, di ripeterLe quanto da Ella, prima e meglio dello scrivente, sottolineato e richiesto in sede Parlamentale.
La "Associazione per la difesa del Randagio", iscritta, ai sensi della L. R. 41/90, all’Albo Regionale delle Associazioni Protezionistiche, con atto deliberativo del 19 gennaio 1998, D. G. R. n. 49, con sede in Cosenza, alla Via Panebianco, n. 17, rappresentata dallo scrivente Patrocinatore, giusta mandato conferitomi dal Presidente protempore della predetta Associazione, prof. Alessandra Foti, ha interesse a conoscere le opinioni e le reazioni dei Suoi Colleghi parlamentari, nonchè la risposta, che se non erro dovrebbe essere stata espressa e stilata per iscritto, dei Ministri interessati, ovvero e meglio dell’intero Consiglio.
L’interrogazione parlamentare da Ella promossa riteneva urgente l’adozione di provvedimenti diretti, dal punto di vista politico, a ripristinare il rispetto della legge, dal punto di vista della gestione della res publica, a responsabilizzare le Pubbliche Amministrazioni in materia, ed in ultimo, dal punto di vista sociale, alla tutela e prevenzione del randagismo, dunque, al raggiungimento del massimo benessere della collettività.
A conferma, appunto, della sua intelligenza politica e sensibilità sociale Le comunico che la Magistratura calabrese soprattutto in questi ultimi mesi lavora ed indaga con energia sulle gestioni, quasi sempre private, dei canili.
Catanzaro, Patania e Reggio Calabria: ecco le clamorose inchieste di questi ultimi mesi.
Ed invero, i sospetti che le citate Procure vagliano non rappresentano un novus per l’Associazione che rappresento.
È bene precisare che le proteste degli animalisti cosentini, meglio le grida di dolore, erano e sono tuttora rivolte contro il sistema di cattura e mantenimento crudele degli animali.
Oggi invece, le citate Procure si occupano soprattutto e con molta intelligenza, a parere sommesso di chi scrive, dei notevoli interessi economici che ruotano intorno alla cattura ed alla gestione dei cani randagi.
Proviamo a spiegarci con un’ipotesi. Immaginiamo che un canile privato si occupi dell’accalappiamento e del mantenimento dei cani randagi di quasi tutti i comuni della Regione; il citato canile privato avrà, sempre ragionando per ipotesi, tutto l’interesse a smarrire periodicamente gli animali ospitati, ovvero ad elevarne innaturalmente il tasso di mortalità, così potrà procedere o all’accalappiamento di nuovi capi, oppure ad ammassarne il numero più elevato per lucrare sul loro mantenimento.
Le Associazioni animaliste, negli anni, hanno esclusivamente evidenziato che i cani una volta entrati nei canili privati sono rimasti sempre rinchiusi in ambienti (gabbie) angusti e ristretti, con indici di mortalità che spesso hanno raggiunto il 50% della popolazione totale a causa, soprattutto, della denutrizione e della incosciente coabitazione di animali incompatibili tra loro.
Di più. Spesso i registri dei canili rivelano una percentuale non sottovalutabile di animali smarriti o fuggiti (e speriamo non alla mercè di esperimenti, vivisezione o combattimenti).
Si tratta, è ovvio, di attività che fruttano centinaia di milioni.
Sulla via delle conclusioni e richieste finali, riteniamo, altresì, opportuno non cercare motivazioni e spiegazioni alla staticità finora dimostrata dalle Autorità locali più volte interessate al problema dei nostri piccoli ed indifesi amici.
Si è inutilmente invocato il loro Istituzionale aiuto, con denunce ed esposti, soprattutto in occasione del trasferimento di massa dei randagi cosentini in canili privati extraprovinciali, con conseguente chiusura (rectius: distruzione) del canile cittadino; cani non tatuati, come per legge, e deportati con mezzi non autorizzati e predisposti al trasporto di animali; ancora, 66 cani, dei 184 originari, in viaggio verso la costa ionica inspiegabilmente smarriti; altri 35, subito dopo, trapassano, speriamo a migliore esistenza, vengono soppressi, smarriti o dati in affidamento, ovviamente sempre senza alcun preventivo tatuaggio di riconoscimento.
In risalto, ancora una volta, soprattutto interessi economici.
Ritengo davvero inutile aggiungere che nulla, fino ad oggi, è cambiato e sicuramente assolutamente niente cambierà nell’immediato futuro: nessun programma di prevenzione del randagismo, nessun canile comunale.
Sempre pronti per ulteriori approfondimenti della questione ed in attesa delle notizie di cui Ella vorrà darci gentile contezza, colgo l’occasione per porgerLe i miei ossequi.

Avv. Antonio Sanvito