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Mi hanno chiesto di scrivere un articolo per CheeseTime a commento del "premio per il pascolo gestito" istituito dalla Regione (vedi il post del 22 giugno 2007), intervistando qualche politico. Dal momento che il pezzo sarà breve e sintetico, mentre le risposte ricevute sono molto più complete, le voglio condividere per intero con voi. Senza commenti personali, lascio parlare gli intervistati così come hanno risposto (via e-mail) a me.
Intervista a Mauro Deidier, Presidente del Parco Orsiera Rocciavrè:
- La presenza del lupo è considerata una risorsa ambientale o una emergenza per la montagna piemontese? E’ considerata una risorsa dal mondo ambientalista specie da quello più integralista ed in genere una sciagura o quasi dal mondo degli alpeggiatori. Non è ancora una emergenza ma potrà diventarlo. Infatti si continuano a trattare le conseguenze odierne senza pensare ai risvolti futuri della diffusione della specie. Nessuno poi considera i danni potenziali che sono immensi: es. mancato sviluppo di nuovi allevamenti ovi caprini. A sentire gli allevatori, nessuno si azzarda più oggi a sviluppare indirizzi produttivi aziendali basati sugli ovi-caprini

- E’ possibile pensare a delle strategie di contenimento del lupo? Le strategie di convivenza ci sono ; sono già state sperimentate. Ce ne sono molteplici ma quasi nessuna ha dimostrato di funzionare ( ad es. i recinti si scontrano con difficoltà logistiche, stanchezza fisica degli operatori, aggravio di lavoro, difficoltà a causa sconnessione del terreno ecc. i cani si scontrano con questioni anche banali quali il costo della loro alimentazione, la pericolosità per l’uomo, i costi per l’assicurazione, l’impegno ad allevarli per tutto l’anno ecc.ecc. Come strategie di contenimento certo è possibile pensarle non sono una novità lo fanno già sui Pirenei ed in Grecia ed iniziano a farlo in Francia. Essendo ormai ampiamente scongiurato il rischio di estinzione, occorre far uscire la specie dagli elenchi europei di protezione assoluta e considerare la specie alla stessa stregua degli altri ungulati selvatici ( Stambecco,Camoscio,Capriolo, Cervo ecc.) con possibilità di piani di contenimento tecnico seri approvati dall’Istituto nazionale per la fauna selvatica di Bologna nelle aree dove i danni e le predazioni sono maggiori ed insostenibili. In tal modo si eviterà anche il diffondersi di forme odiose di bracconaggio ( es. foraggiamento di carne cruda sulle rotaie del treno per incentivare incidenti…)

- Ritiene che i pastori possano convivere con il lupo o è necessario affiancarli nella lotta a questo predatore? La
convivenza è estremamente difficile ed onerosa per un mondo, quello dei
pastori, già oltremodo tartassato. Dove il lupo è tornato non si
potrà tornare indietro per cui l’unica strada praticabile è la
convivenza affiancata e supportata in tutti i modi dalle istituzioni
pubbliche ( in Svizzera assegnano persone per custodia e supporto
ai pastori)
- I grandi predatori (lupo, orso) che venivano ritenuti in via d’estinzione sono tornati a colpire in tutta Europa, ma non crede che il maggiore pericolo per la montagna sia l’abbandono da parte dei pastori e dei loro animali? Assolutamente SI; infatti in un intervista a me stesso fatta da un giornalista di un giornale locale della mia zona pubblicata ieri (L’Eco del Chisone) ho parlato dell’uomo, che in alta montagna è l’animale da salvare con assoluta priorità, prima di qualsiasi animale protetto o ecosistema.Ho spiegato in tal senso il perché il Parco Orsiera che presiedo è l’unico Parco del Piemonte che investe gran parte delle risorse disponibili per lo sviluppo e la modernizzazione dei propri 26 alpeggi , compresa la diffusione di impianti energetici con energia rinnovabile. Ho manifestato grande preoccupazione per la mancanza di ricambio generazionale anche perché i giovani ( ancorché oggi supportati da nuove tecnologie, mungitrici, ecc. che potrebbero migliorare la qualità della vita) vedono i loro genitori dibattersi fra mille difficoltà da quelle igienico-sanitarie, a quelle burocratiche a quelle logistiche ed ora anche alla ricomparsa del lupo che si aggiunge alle mille difficoltà precedenti e rischia di essere la classica goccia che potrà determinare l’abbandono definitivo.
Questa invece è la risposta dell'Assessore Regionale alla Montagna, Bruna Sibille:
Il
rapporto tra pastori e lupi in natura è sempre stato conflittuale e le
ragioni sono tanto ovvie che evito di richiamarle. Il conflitto è stato
storicamente regolato con tagliole e fucilate, sino a quando la specie
ha rischiato di estinguersi. Di fronte a questo rischio era evidente
che una società civile, che ha accresciuto la sua responsabilità
ambientale in tutti i settori, si ponesse anche il problema della
tutela del lupo e in generale della fauna selvatica per preservare la
ricchezza dell’ambiente naturale. Dopodiché voglio sottolineare con
chiarezza che la tutela del lupo non deve in alcun modo mettere in
secondo piano le buone ragioni dei pastori, verso i quali

Questo modo di pensare è largamente condiviso dall’opinione pubblica, anche se
permangono
dei punti di vista diversi tra coloro che nell’ambiente montano
praticano il turismo e coloro che, come i pastori, in montagna ci
lavorano e traggono il loro reddito. Soffiare sul fuoco della
contrapposizione tra cittadini e montanari non porta però da nessuna
parte: i lupi non si devono sterminare e i pastori devono poter
condurre le loro attività nell’interesse dell’economia montana e del
presidio del territorio, che significa agire contro l’abbandono dei
pascoli e produrre azioni di manutenzione per prevenire dissesti
idrogeologici che
Non essendo quindi disponibile una soluzione radicale del problema, come in tante altre circostanze
della vita bisogna percorrere la strada del buon senso, mettere da
parte le rigidità ideologiche e culturali e cercare di raggiungere una
convivenza equilibrata tra fauna selvatica e attività pastorali.
Occorre quindi concentrare le risorse intellettuali ed economiche nella
ricerca di più interventi coordinati per raggiungere questo obiettivo:
questa è la strada che ha scelto
Le
principali azioni messe in campo dalla Regione Piemonte coinvolgono gli
assessorati all’ambiente, agricoltura e montagna. Richiamo subito il
provvedimento emanato nel giugno scorso dalla Giunta regionale: la
creazione di un fondo regionale per il sostegno finanziario a quegli
allevatori di ovini e caprini che operano in aree montane e che
adotteranno una migliore gestione del pascolo e modalità di conduzione
del bestiame. Un premio ai pastori che sceglieranno il pascolo
sorvegliato e il ricovero notturno degli animali: è infatti impensabile
difendere quest’ultimi dai predatori se lasciati al pascolo non
controllato e se trascorrono la notte all’aperto in alta montagna come
spesso accade.
Pascolo controllato e ricovero notturno del bestiame sono attività che comportano maggiori costi per gli allevatori e proprio per questo la Regione ha previsto gli incentivi economici.

La
gestione di questo fondo è stato affidata all’ente di gestione del
Parco naturale delle Alpi Marittime che, dal 2006, coordina il progetto
“Il lupo in Piemonte” con sistemi di monitoraggio sulla presenza del
lupo in area alpina che consente una puntuale verifica dell’entità
della popolazione di lupo, le condizioni del bestiame alpeggiante e le
modalità di conduzione e i danni provocati a questo bestiame dai
predatori.
Le
altre iniziative condotte dalla Regione Piemonte per garantire
l’equilibrio tra attività umane e fauna selvatica si riferiscono ai
piani di caccia per gli abbattimenti selettivi praticati ogni anno su
diverse specie: certo non verso i lupi, appena tornati sulle nostre
montagne e classificati come protetti.
Infine
non voglio però sottrarmi ad alcune considerazioni critiche che spesso
ci vengono poste dai nostri cittadini che vivono e lavorano in montagna
e che lamentano un eccessivo interesse per la difesa dei selvatici a
scapito delle attività economiche tradizionali come
Il
provvedimento sul pascolo gestito, che ho già citato, è un primo passo
ma avrà bisogno di risorse aggiuntive e soprattutto della piena
collaborazione dei pastori e delle loro organizzazioni di
rappresentanza. C’è bisogno di far crescere una nuova cultura della
montagna che veda unità di intenti, sia da parte di chi ci lavora sia
di chi, spesso abitante in città, ne fruisce per il suo tempo libero. E
per raggiungere questo obiettivo occorre poca ideologia, che conduce a
sterili estremismi, e molta praticità e buon senso.
La convivenza tra pastori e lupi è una questione culturale ed economica: occorre che tutti si rendano conto che il valore del territorio montano, patrimonio di tutta la collettività, è tale se vi è equilibrio tra attività umane, difesa ambientale e fruizione turistica. Un obiettivo raggiungibile, che richiede investimenti e che promette buoni risultati per uno sviluppo intelligente e ambientalmente compatibile.

E’ un percorso già intrapreso da tempo da molte nazioni e regioni alpine come Svizzera, Austria e Trentino Alto Adige, che prima di noi hanno saputo investire nell’economia montana creando comparti agricoli, forestali e turistici di livello economico internazionale. Dimostrando che la buona cura dell’ambiente naturale e delle tradizioni, l’innovazione tecnologica e lo sviluppo turistico possono migliorare la qualità della vita di tutti: montanari e cittadini.

Cosa vuol dire essere pastori per 365 giorni all'anno nel XXI secolo. Quattro stagioni, dalla pianura alla vita d'alpeggio